L'assassino di Marco Veronese ha un volto, confessione a Collegno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella notte tra il 22 e il 23 ottobre, a Collegno, l’imprenditore Marco Veronese è stato ucciso con numerose coltellate in un agguato che per settimane è apparso come un mistero irrisolvibile, un delitto efferato consumato in strada da un volto nascosto da un cappuccio. Le indagini dei carabinieri, che hanno setacciato ogni dettaglio senza mai rinvenire l’arma del delitto, hanno ora conosciuto una svolta decisiva, portando all’identificazione di un soggetto che, in apparenza, sembrava del tutto insospettabile. L’incappucciato, la cui immagine era rimasta a lungo l’unico, evanescente indizio, ha infatti un nome e una storia lontanissima dai profili criminali consueti.

Un fermo inatteso

A finire nel mirino degli inquirenti è stato Michele Nicastri, un ingegnere informatico di 49 anni residente nel quartiere Parella di Torino, la cui posizione è emersa in seguito a un meticoloso lavoro di ricostruzione delle relazioni personali della vittima. L’uomo, che non aveva precedenti penali ed era conosciuto come un imprenditore di successo e uno sportivo, è stato fermato; una mossa investigativa che pochi avrebbero potuto prevedere, considerando il suo status sociale e la sua immagine pubblica. La sua figura, come è emerso, si incrociava con quella di Veronese attraverso un legame sentimentale con l’ex compagna dell’imprenditore, la madre dei suoi tre figli.

La dinamica e la confessione

Proprio le tensioni scaturite dalle questioni legate all’affidamento dei bambini, una materia spinosa che aveva generato aspri dissidi, sono indicate dagli investigatori come il movente primario del delitto. Veronese, si apprende, insisteva per vedere con maggiore frequenza i propri figli, una richiesta che avrebbe innescato un conflitto profondo all’interno di quel triangolo affettivo. Dinanzi ai magistrati, Nicastri ha poi deciso di deporre le armi, rendendo una confessione completa sulla sua responsabilità nell’agguato di via Sabotino, durante il quale sferrò tredici coltellate all’imprenditore. Se ne sono andati in tanti, quelli che non riuscivano a capacitarsi di un gesto così brutale, ma la verità giudiziaria ha ormai tracciato un suo solco netto.

Il profilo del killer

La scoperta ha lasciato attoniti molti di coloro che conoscevano Nicastri, descritto come un professionista affermato e un uomo dedito allo sport, la cui vita appariva ordinata e lontana da ogni ombra. La sua figura, che nulla sembrava accomunare alla violenza efferata di quel delitto, rappresenta un caso in cui l’apparenza inganna in modo profondo, dimostrando come certi crimini possano germogliare in contesti insospettabili. L’indagine, che non si è ancora conclusa nonostante la confessione, prosegue ora per chiarire ogni residuo dettaglio operativo di quella notte, mentre la vicenda umana e giudiziaria continua a dipanarsi tra i tribunali.

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