L'assassino di Collegno si era rifugiato a Bardonecchia per 12 giorni
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Redazione Interno
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Un furgoncino bianco, fermo all'angolo tra via Sabotino e corso Francia, ha fornito l'immagine iniziale da cui gli investigatori hanno ricostruito il delitto di Marco Veronese. Dalle riprese, sebbene sfocate, si distingue un uomo incappucciato che scende dal veicolo, attende e poi colpisce con una determinazione che esclude qualsiasi margine per la difesa: oltre venti coltellate, rapide e precise, hanno stroncato la vita dell'imprenditore trentanovenne, padre di tre figli. Non ci fu colluttazione, né un attimo di esitazione, in un'aggressione che appare pianificata nei minimi dettagli.
La fuga verso la montagna e il piano per l'estero
Dopo aver compiuto il gesto omicida, Michele Nicastri ha trovato rifugio nella sua seconda casa a Bardonecchia, dove è rimasto nascosto per dodici giorni. Come anticipato, le indagini hanno rivelato che l'uomo, un ingegnere informatico, intendesse fuggire all'estero; proprio per questi motivi, i carabinieri hanno proceduto al sequestro preventivo dell'alloggio in frazione Les Arnauds e del garage annesso, misure finalizzate a impedirne la dispersione di beni che avrebbero potuto finanziare la latitanza.
L'ossessione che affonda le radici nel passato
Quella che si è consumata sotto casa dei genitori di Veronese non è stata l'esplosione di un raptus, bensì il culmine di un'ossessione che aveva già manifestato i suoi segni premonitori tre anni prima. In quell'occasione, Nicastri si era recato sotto l'abitazione della vittima non per un confronto, ma per danneggiargli l'auto tagliandone le gomme. «Non mi ero appostato, la macchina era già lì. Sono andato e ho tagliato le gomme — ha dichiarato agli inquirenti — perché Marco voleva presentarsi, o comunque fare confusione, alla recita dei bambini». Un episodio che, secondo gli atti, delinea il profilo di un risentimento covato a lungo.
L'ultimo messaggio della vittima
La consapevolezza del pericolo era, del resto, ben presente a Marco Veronese. Poco prima di essere assassinato, dopo una cena con un'amica d'infanzia, l'uomo aveva inviato un messaggio vocale che si è rivelato essere un'agghiacciante testimonianza dei suoi ultimi istanti di vita. «C'è un tipo incappucciato, quello che mi ha già bucato le gomme anni fa. Stavolta gli va male, ho il coltello dietro», sono state le sue parole, incise per sempre in quell'audio. Parcheggiato il furgone non lontano dal portone di casa, a Collegno, l'imprenditore aveva riconosciuto la minaccia, senza purtroppo poterla evitare.




