Rottamazione quinquies, il tasso di interesse scende al 3% con l'emendamento alla Manovra
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Redazione Economia
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La cosiddetta pace fiscale, inserita nella Manovra di bilancio per il 2026, subisce una significativa modifica con la riformulazione del testo che istituisce la rottamazione quinquies. Un emendamento, su cui il governo ha trovato l’intesa dopo le pressioni della Lega, ha infatti abbassato il tasso di interesse applicabile alle rate del pagamento rateizzato. Il nuovo parametro, che sarà valido a decorrere dal primo agosto del prossimo anno, scende così dal 4% annuo, come originariamente stabilito in Consiglio dei ministri, a un più contenuto 3%. Questa correzione di rotta, inaspettata per molti osservatori, mira esplicitamente ad alleggerire l’onere finanziario per quei contribuenti che decideranno di aderire allo strumento di sanatoria, rendendo il piano di rientro più sostenibile nel lungo periodo.
Un alleggerimento parziale rispetto alla precedente edizione
Sebbene il nuovo tasso rappresenti un deciso passo avanti rispetto alla boccia iniziale, qualcuno ne sottolinea la differenza con l’edizione precedente del provvedimento. La rottamazione quater, infatti, applicava un interesse decisamente più vantaggioso, fermo al 2% annuo. La scelta del 3%, dunque, si colloca in una posizione intermedia, cercando un equilibrio tra la necessità di agevolare i cittadini e quella di non privare completamente le casse dello Stato di una parte delle entrate derivanti dagli interessi. Il meccanismo, che interessa le cartelle di pagamento già affidate agli agenti della riscossione, si stima possa toccare potenzialmente circa sedici milioni di persone, un bacino vastissimo che esclude però coloro i quali abbiano già optato per la quater e che quindi hanno già regolarizzato la propria posizione.
La struttura del piano di rientro fino al 2035
Il testo dell’emendamento definisce con chiarezza anche la struttura pratica del pagamento rateizzato, che viene "spalmato" su un arco temporale molto ampio. I debiti potranno infatti essere saldati in un periodo massimo di nove anni, attraverso cinquantaquattro rate mensili. Ciascuna di esse non potrà essere inferiore alla soglia minima di cento euro, una clausola pensata per garantire che le singole tranches siano effettivamente sostenibili anche per le fasce di reddito più basse. Questo percorso di rientro, concepito per non strangolare finanziariamente gli aderenti, permetterà di estinguere gradualmente le posizioni debitorie, alcune delle quali potrebbero essere regolate definitivamente solo nel corso del 2035, data che segna l’orizzonte temporale ultimo del provvedimento.
Il contesto e le implicazioni della misura correttiva
La modifica del tasso di interesse non rappresenta un fatto isolato, bensì una tessera di un più ampio mosaico di interventi normativi che mirano a sbloccare il consistente stock di crediti tributari non riscossi. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, si offre un’ancora di salvezza a milioni di contribuenti in difficoltà, spesso travolti da situazioni debitorie divenute ingestibili; dall’altro, si tenta di recuperare almeno una parte di quelle risorse, altrimenti perse, necessarie a finanziare la spesa pubblica. La scelta di procedere per emendamento, piuttosto che riscrivere completamente il articolo di legge, dimostra la volontà di agire in fretta, cercando di calibrare al meglio uno strumento che, nelle sue versioni passate, non ha sempre centrato appieno i risultati attesi in termini di adesioni di massa.




