Strade sicure, la Lega deposita la risoluzione per 10mila militari: "Copertura dai profitti delle banche"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Lega ha depositato una risoluzione che impegna il governo a rafforzare ed estendere l'operazione "Strade Sicure", portando a 10mila i militari impegnati nel presidio di strade, piazze e stazioni italiane. L'annuncio, contenuto in una nota del partito, arriva dopo gli attriti sulla nuova legge elettorale e riaccende le tensioni nella maggioranza sul tema della sicurezza, un dossier storicamente caro al Carroccio.

La risoluzione, in votazione nei prossimi giorni, impegna l'esecutivo ad "assumere iniziative al fine di aumentare il numero dei militari del contingente Strade Sicure per rafforzare i presidi nelle città, ai confini, nelle stazioni ferroviarie, nei siti e luoghi sensibili".

I numeri della proposta e la copertura contestata

Secondo quanto si legge nella nota, attualmente sono ancora scoperti 61 capoluoghi di provincia dal presidio armato. La spesa necessaria per l'estensione del dispositivo è quantificata in 109 milioni di euro all'anno, una cifra che, secondo la Lega, sarebbe contenuta rispetto all'obiettivo di garantire maggiore sicurezza in tante città. La copertura individuata dal partito è singolare: la spesa potrebbe essere sostenuta dai profitti di soli tre giorni di una grande banca italiana.

Si tratta di un riferimento diretto alla battaglia che il Carroccio porta avanti da anni sulla tassazione degli extraprofitti degli istituti di credito, tema tornato di attualità davanti alle difficoltà economiche degli italiani.

La posizione di Crosetto e il nodo dei Carabinieri ausiliari

Il tema crea dissidi nella maggioranza da quando, lo scorso novembre, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato la necessità di "aumentare le forze di polizia per riportare i militari al loro lavoro originario". Una posizione che aveva alimentato le reazioni della Lega e che si intreccia con il progetto dell'esecutivo di reintrodurre i Carabinieri ausiliari, figura uscita di scena con la fine della leva obbligatoria nel 2005. L'obiettivo dichiarato è sostituire progressivamente il contingente di circa 6.800 militari attualmente impegnati nell'operazione, anche se le forze armate non hanno le stesse funzioni e garanzie delle forze dell'ordine. Il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego, intervenendo in commissione lo scorso 29 aprile, aveva parlato di circa 6.000 militari coinvolti in 48 province e presso circa 1.000 siti sensibili, oltre a ulteriori 800 impegnati nel dispositivo Stazioni Sicure, evidenziando il sostegno del governo al rafforzamento del dispositivo anche attraverso un maggiore coinvolgimento dell'Arma dei Carabinieri.

L'iter parlamentare e le frizioni nella coalizione

La risoluzione, presentata dal deputato Eugenio Zoffili e firmata da tutti i deputati del gruppo, era stata illustrata lo scorso 21 gennaio in commissione Difesa, dove è stata discussa in una sola altra seduta, il 29 aprile, con un rinvio a data da destinarsi. La calendarizzazione dovrebbe essere affrontata dall'ufficio di presidenza atteso per martedì, ma non è escluso che all'interno del centrodestra si lavori a una soluzione di compromesso sul testo.

Il primo firmatario ha auspicato il voto favorevole di tutta la maggioranza, ricordando che ci sono ancora 61 capoluoghi senza il loro presidio. Sullo sfondo restano le tensioni sulla legge elettorale e le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni, che in un'intervista al Foglio ha assicurato che il governo "tiene la barra dritta, non ha paura, non scappa", mentre il vicepremier Antonio Tajani ha escluso elezioni anticipate.

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