ReArm Europe, il Pd diviso e la sfida di Elly Schlein
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Redazione Interno
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Lunedì mattina, i gruppi parlamentari del Partito Democratico si riuniranno per discutere la risoluzione da presentare in Senato e alla Camera in occasione delle comunicazioni della premier Giorgia Meloni sul Consiglio europeo del 20 e 21 marzo. Un appuntamento cruciale, che potrebbe segnare una prima resa dei conti tra la segretaria Elly Schlein e la minoranza interna, ancora scossa dalle tensioni emerse dopo il voto dell’Europarlamento. Quel voto, che ha messo in luce le distanze tra le diverse anime del partito, ha lasciato strascichi non facili da superare, soprattutto in vista di una decisione delicata come quella sul progetto ReArm Europe.
La risoluzione, che riguarda il riarmo del continente, rappresenta un banco di prova per Schlein, chiamata a mediare tra posizioni spesso contrapposte. Da un lato, c’è chi vede nel riarmo una necessità strategica per rispondere alle minacce globali, dall’altro, chi teme che un approccio troppo marcatamente militarista possa compromettere i valori storici della sinistra. Schlein, che ha proposto una linea alternativa per i socialisti europei, sembra voler guidare il partito verso una nuova visione europeista, ma il percorso è tutt’altro che semplice.
Intanto, la piazza ha già fatto sentire la sua voce. A Roma, in piazza del Popolo, si è tenuta una manifestazione pro-Europa, organizzata da Michele Serra e Repubblica, che ha visto una massiccia partecipazione della sinistra, con l’eccezione del Movimento 5 Stelle. Un’adunata che, pur nella sua eterogeneità, ha trovato un punto di convergenza nel disprezzo per Donald Trump, criticato da quasi tutti gli interventi. Tuttavia, le divisioni sono emerse anche lì: tra chi sostiene la necessità di un riarmo e chi invoca una politica di pace, il quadro è rimasto frammentato, senza una direzione chiara.
Non è mancato, poi, il caos durante un intervento pubblico di Schlein, quando una domanda sgradita l’ha portata a reagire in modo acceso, costringendo il servizio d’ordine a intervenire. Un episodio che, se da un lato ha evidenziato la tensione che circonda la segretaria, dall’altro ha sollevato interrogativi sulla sua capacità di gestire le pressioni interne ed esterne.
A complicare ulteriormente il quadro, c’è la polemica scatenata da un articolo di Paolo Branca su Strisciarossa, in cui si criticava la posizione del Pd sul progetto ReArm Europe, accusandolo di essersi relegato “nelle retrovie” del socialismo europeo. Una tesi respinta con forza da Antonio Floridia, che ha difeso la linea di Schlein, definendola una premessa necessaria per rilanciare il socialismo europeo.
Intanto, a Strasburgo, la delegazione del Pd si è trovata al centro di un’altra controversia. Schlein, che aveva intimato l’astensione polemica sul piano di riarmo, sembra essere stata “scaricata” da alcuni esponenti del partito, in quello che alcuni hanno definito un vero e proprio “golpe”. Un episodio che ha ulteriormente acuito le tensioni interne, lasciando intravedere un partito ancora lontano dalla tanto agognata unità.




