La Rai riaccende il jukebox, Milly Carlucci e i “Magnifici sette” per una Canzonissima 2.0 tra memoria e presente

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La televisione pubblica, in questo sabato 21 marzo che segna il ritorno di uno dei marchi più antichi e venerati del suo palinsesto, compie una scelta netta: quella di riannodare il filo con un passato glorioso senza perdersi in facili nostalgie, tentando piuttosto un’operazione di aggiornamento del linguaggio. È con questa ambizione che “Canzonissima” – il varietà musicale nato nel lontano 1958 e sopito nel 1975 – torna a occupare la prima serata di Raiuno, per sei appuntamenti in diretta dall’Auditorium del Foro Italico. A reggere le sorti di questa scommessa, che mescola la struttura del concorso canoro a quella del talk show celebrativo, è Milly Carlucci, la quale ha parlato apertamente di “grande responsabilità” nel maneggiare un titolo così iconico, definendo l’edizione che prende il via stasera come una sorta di “2.0” del format originale.

Un cast tra “Magnifici sette” e campioni del passato

A comporre l’ossatura dello show non ci sono solo i cantanti in gara, ma anche un di giudici – ribattezzati “Magnifici sette” – chiamati a selezionare la “Canzonissima” di ogni puntata. Il gruppo, eterogeneo per competenze e provenienze professionali, vede infatti affiancati volti noti del giornalismo e dello spettacolo: Claudio Cecchetto, Francesca Fialdini, Pierluigi Pardo, Riccardo Rossi, Simona Izzo, Caterina Balivo e Giacomo Maiolini. La loro presenza, in un ruolo che mescola la critica musicale al giudizio popolare, sembra voler amplificare il carattere corale del programma, dove la scelta della canzone vincitrice diventa un momento collettivo più che una mera competizione tecnica.

Quattordici artisti, dai Jalisse a Michele Bravi, tra nostalgia e nuove generazioni

Sul palco, a contendersi l’attenzione del pubblico e dei giudici, ci sarà un parterre di quattordici artisti che disegnano un arco temporale lungo quasi mezzo secolo. Il cast, infatti, mette in fila nomi che hanno segnato epoche diverse della canzone italiana: accanto a veterani come Riccardo Cocciante, Fausto Leali ed Enrico Ruggeri, troviamo interpreti più recenti come Arisa, Fabrizio Moro, Irene Grandi, Malika Ayane e Michele Bravi. La scelta di includere Elio e le Storie Tese, insieme a Elettra Lamborghini e Leo Gassmann, amplifica ulteriormente la natura eclettica della line-up, mentre spicca la presenza del tenore Vittorio Grigòlo, che porta nel contesto del varietà popolare la sua cifra lirica. Una menzione a parte merita il ritorno dei Jalisse, il cui inserimento ha sollevato un curioso cortocircuito temporale: il loro nome, legato indissolubilmente a una celebre esclusione sanremese degli anni passati, sembra quasi voler riscrivere, in questa sede, una pagina di storia televisiva parallela a quella del Festival.

Il meccanismo del gioco e il senso della Rai per il tempo che non passa

La formula, per quanto ricalchi la struttura classica del varietà musicale con una giuria fissa e artisti in competizione, presenta delle peculiarità che la distinguono dal parente più celebre, Sanremo. Se la kermesse ligure si concentra sulla canzone inedita, “Canzonissima” 2026 punta invece sul repertorio consolidato, affidando ai cantanti il compito di interpretare brani celebri. Milly Carlucci, in questo senso, agisce da garante di un equilibrio che la conduttrice stessa ha definito delicato: evitare la statica rievocazione museale per restituire invece un’idea di spettacolo vivo. L’effetto nostalgia, del resto, è un ingrediente che la Rai ha deciso di dosare con attenzione in questa primavera televisiva, scommettendo su un format che – a distanza di oltre cinquant’anni dalla sua ultima edizione – conserva intatta la sua capacità di evocare un’idea di appuntamento collettivo. Resta da vedere, stasera all’ora di cena, se l’operazione riuscirà a restituire al pubblico quella “responsabilità” di cui parla la conduttrice, trasformando il revival in un appuntamento contemporaneo capace di parlare a chi quel jukebox originale non lo ha mai visto accendersi.

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