Giubileo, si chiude a Roma la Porta Santa di Santa Maria Maggiore

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel tardo pomeriggio del 25 dicembre, quando le ombre del giorno di Natale già si allungavano su piazza di Santa Maria Maggiore, il rintocco solenne della campana "La Sperduta" ha accompagnato un gesto denso di significato per il cammino giubilare. Il cardinale arciprete Rolandas Makrickas, dopo aver salutato i fedeli giunti nell'ultima ora, ha infatti sigillato il battente della Porta Santa della basilica, la prima tra quelle delle basiliche papali a essere richiusa secondo il calendario stabilito. Una cerimonia, questa, che segna l'avvio della fase conclusiva dell'Anno Santo, la quale – come è noto – si svilupperà attraverso una precisa sequenza di riti nelle altre chiese maggiori della capitale. L'evento non ha avuto solo una valenza liturgica, ma si è intrecciato strettamente con la specifica identità del luogo, che il porporato ha definito non soltanto "casa della Madre di Dio" ma anche testimonianza concreta del mistero dell'Incarnazione, simboleggiato dalla venerata reliquia della Sacra Culla che vi è custodita.

Il percorso verso la conclusione

Il percorso di chiusura, che avanza parallelamente al declinare dell'anno civile, proseguirà senza soluzione di continuità nei giorni immediatamente successivi al Natale. Già il 27 dicembre, infatti, l'attenzione si sposterà verso la basilica di San Giovanni in Laterano, dove il cardinale vicario Baldassare Reina presiederà lo stesso rito solenne di sigillatura della Porta Santa, replicando un gesto che egli stesso aveva compiuto pochi giorni prima nel complesso carcerario di Rebibbia. A seguire, il 28 dicembre, toccherà alla basilica di San Paolo Fuori le Mura, la cui porta verrà chiusa sotto la guida dell'arciprete cardinale James Harvey, completando così il ciclo delle basiliche cosiddette "patriarcali". L'intero iter, che ha visto un afflusso di fedeli stimato in diverse decine di milioni di persone, è quindi destinato a convergere verso il suo epilogo, fissato per il giorno dell'Epifania.

Il significato di un itinerario

La chiusura progressiva delle singole porte, ciascuna con i propri celebranti e la propria peculiare tradizione spirituale, disegna una geografia sacramentale precisa all'interno della città di Roma, rimarcando come il pellegrinaggio giubilare sia stato anche un viaggio attraverso la storia e la fede della Chiesa. L'apertura straordinaria di una porta nel carcere di Rebibbia, voluta da Papa Francesco all'inizio del Giubileo, aveva già indicato una direzione di senso particolare, sottolineando una vicinanza che non è stata revocata nemmeno nella fase conclusiva. La sequenza delle cerimonie, pertanto, non costituisce una mera successione amministrativa di eventi, ma piuttosto l'ultimo atto di un disegno organico, dove ogni tappa – dalla prima all'ultima – conserva un valore proprio e inscindibile dall'insieme.

Verso l'ultimo battente

Mentre le basiliche di San Giovanni e di San Paolo si preparano a vivere il loro momento, l'attenzione comincia già a proiettarsi verso la data del 6 gennaio, che segnerà la chiusura definitiva di questo Anno Santo. In quel giorno, nella basilica di San Pietro, verrà sigillato l'ultimo battente, quello che per tradizione è considerato la Porta Santa per eccellenza. Quel gesto, che chiuderà materialmente e simbolicamente un periodo intenso di grazia e di invito alla speranza per la Chiesa, rappresenterà il sigillo su un percorso che, attraverso milioni di passi silenziosi e preghiere, ha animato per mesi non solo le vie di Roma ma, idealmente, le diocesi di tutto il mondo. La fine del Giubileo, dunque, si delinea non come un'interruzione, ma come il compimento di un passaggio, il cui frutto è ora affidato alla vita ordinaria delle persone e delle comunità cristiane.

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