Murata la Porta Santa nella Basilica di Santa Maria Maggiore, si chiude il Giubileo della Speranza
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Redazione Esteri
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Con una cerimonia privata, celebrata ieri sera 13 gennaio, si è concluso ufficialmente il percorso giubilare presso la Basilica Papale di Santa Maria Maggiore. Il rito della muratura della Porta Santa, presieduto dal cardinale arciprete Rolandas Makrickas e guidato dal cerimoniere pontificio monsignor Ľubomír Welnitz, ha suggellato simbolicamente la fine di un periodo di grazia che aveva visto fluire incessantemente, attraverso quel varco, frotte di fedeli in cerca di indulgenza. Alla presenza del maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, monsignor Diego Giovanni Ravelli, l'atto ha rivestito un carattere di solenne interiorità, lontano dai fasti pubblici dell'apertura, quasi a rimarcare il passaggio dalla dimensione collettiva del pellegrinaggio a quella personale della testimonianza da custodire.
Anche in Laterano il sigillo sulla porta, tra documenti e medaglie pontificie
Analoga procedura, del resto, si è replicata nella serata del 14 gennaio nella Basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma, dove il cardinale vicario Baldassare Reina ha presieduto il medesimo rito. Guidato dal cerimoniere monsignor Krzysztof Marcjanowicz e sempre con monsignor Ravelli presente, il momento è stato descritto come “suggestivo, verrebbe da dire storico”, a chiusura di un afflusso di milioni di persone. Il cardinale Reina, nel suo intervento, ha posto l'accento sul significato spirituale dell'evento, osservando come, mentre la porta in legno e bronzo viene materialmente sigillata, “la porta del cuore di Cristo rimane sempre aperta”, indicando così la permanenza della misericordia divina al di là dei tempi liturgici stabiliti.
La capsa murata nel vano: la memoria materiale del Giubileo
Elemento centrale del rito, in entrambe le basiliche, è stata la deposizione di una capsula metallica, la capsa, all'interno del vano che viene poi murato con mattoni recanti lo stemma papale. Questo scrigno custodisce, a futura memoria, gli elementi documentali e simbolici dell'anno appena trascorso: il verbale ufficiale di chiusura, le medaglie commemorative coniate per il Giubileo della Speranza da papa Leone XIV e, non ultima, la chiave stessa utilizzata per chiudere la porta, in attesa di un futuro Giubileo che ne ordini la riapertura. Si tratta, in sostanza, di una “capsula del tempo” sacra, destinata a rimanere occultata fino a quando, tra venticinque o cinquanta anni, un nuovo pontefice non ne disporrà il ritrovamento.
Il ciclo giubilare si conclude, dalle aperture del 2025 alle murature del 2026
Con questi atti, si completa dunque il ciclo avviato con le solenni aperture delle Porte Sante nelle quattro basiliche papali maggiori, che aveva segnato l'inizio del Giubileo della Speranza voluto da Leone XIV. L'ultima porta, quella di San Pietro, era stata chiusa lo scorso 6 gennaio, festa dell'Epifania, ponendo fine ufficialmente all'Anno Santo. Le successive murature, avvenute in forma riservata nelle settimane seguenti, rappresentano l'atto tecnico e definitivo che trasforma la chiusura rituale in una condizione permanente. Un processo, questo, che segue una tradizione consolidata e che consegna alla struttura stessa degli edifici, oltre che alla storia, la testimonianza fisica di un periodo che la Chiesa considera straordinario per la vita dei credenti.




