Truffa a Fideuram, il finto Messina con l'IA e i 36 milioni spariti
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Redazione Interno
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Un messaggio WhatsApp, una voce clonata con l'intelligenza artificiale e una raffinata catena di bonifici internazionali. È il meccanismo che ha permesso di mettere a segno una truffa da quasi 95 milioni di euro ai danni di Fideuram, istituto controllato da Intesa Sanpaolo. A finire nel mirino dei truffatori è stato Paolo Molesini, all'epoca presidente della banca private del gruppo, nato a Feltre ma veneziano d'adozione, che ha rassegnato le dimissioni il 12 marzo 2026 motivandole con ragioni personali.
Il finto Messina e la voce dell'avvocato
La vicenda risale al febbraio scorso. Secondo la ricostruzione del Gip, Molesini è stato contattato sul proprio cellulare aziendale tramite WhatsApp da un soggetto che, pur scrivendo da un numero diverso da quello conosciuto, si è presentato come Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Il finto Messina gli ha spiegato che di lì a poco sarebbe stato contattato da un avvocato di uno studio internazionale per concludere un'operazione di acquisizione bancaria che non poteva essere gestita direttamente dalla capogruppo per una fuga di notizie.
A Molesini la cosa non è sembrata sospetta, dal momento che mesi prima, per lo stesso motivo, era sfumata l'acquisizione di Generali. A rendere credibile l'inganno ha contribuito anche una telefonata con la voce clonata di Paolo Nastasi, managing partner di A&O Shearman Italia, professionista del tutto estraneo alla vicenda e usato inconsapevolmente come intermediario.
Le istruzioni per i bonifici
Nella stessa giornata sono arrivati undici documenti denominati «Payment instruction», trasmessi su carta intestata dello studio legale, con le coordinate bancarie, gli importi da bonificare e le scadenze operative. Gli ordini apparivano sottoscritti da un legale della sede di Madrid. Molesini ha quindi dato disposizione al responsabile di finanza e tesoreria di Fideuram di eseguire i bonifici.
Il tesoriere è stato a sua volta contattato da una persona che fingeva di essere l'amministratore delegato della banca, il quale gli anticipava che il presidente lo avrebbe chiamato per disporre pagamenti urgenti e riservati. Tra il 23 e il 25 febbraio sono partiti trasferimenti per un totale di 95 milioni di euro, diretti soprattutto verso conti in Cina e Hong Kong.
Il recupero e l'indagato
I sistemi di sicurezza interna di Fideuram hanno lanciato l'allarme, consentendo di bloccare 40 milioni su una banca cinese e di sequestrarne altri 13 in Portogallo grazie alla collaborazione tra la Procura di Milano, le autorità di Lisbona e il coordinamento di Eurojust. Restano da recuperare almeno 36 milioni, in parte transitati su conti a Malta, poi in Lussemburgo e Olanda, successivamente su una piattaforma di money transfer canadese e infine su due wallet di Bitcoin.
Nel registro degli indagati compare un cittadino israeliano di 48 anni, correlato a uno dei conti esteri dove sarebbero atterrati quattro milioni in criptovalute. Secondo gli inquirenti, però, l'identità nota potrebbe essere fittizia.
Non solo Fideuram
La Procura di Milano sta indagando su altri due episodi con modalità simili. In un caso una manager di una banca ha autorizzato lo scorso maggio operazioni per circa 24 milioni di euro, dopo aver ricevuto comunicazioni da una casella di posta elettronica apparentemente riconducibile a un dipendente dello stesso istituto. Parte del denaro è stata recuperata a Barcellona, dopo essere stato dirottato tra Spagna, Singapore, Hong Kong e Bahrein. Un secondo fascicolo riguarda un istituto più piccolo e una truffa da circa 2 milioni, con fondi in parte rintracciati in Croazia.
Al momento le indagini restano scollegate tra loro.
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