Truffa da 95 milioni a Fideuram, indagato un 48enne israeliano: la voce clonata di Messina e i fondi svaniti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un cittadino israeliano di 48 anni, informatico, è tra gli indagati per la maxi truffa ai danni di Paolo Molesini, ex presidente di Fideuram, la controllata di Intesa Sanpaolo specializzata nel private banking. L'iscrizione nel registro degli indagati, disposta dalla Procura di Milano, rappresenta il primo tassello di un'inchiesta che ruota attorno a una frode da circa 95 milioni di euro, di cui 36 risultano ancora irreperibili.

L'ipotesi di reato è truffa aggravata e il suo nome sarebbe legato alle operazioni di spostamento del denaro, anche se gli inquirenti non escludono che l'identità utilizzata possa essere fittizia.

La trappola tra WhatsApp e voce clonata

La vicenda risale allo scorso febbraio, quando Molesini era ancora alla guida dell'istituto. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti giudiziari, il banchiere ricevette sul proprio cellulare aziendale un messaggio WhatsApp da un numero a lui non noto, ma attribuito a Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Il finto Messina, utilizzando un tono confidenziale e riferimenti credibili, rappresentava l'urgenza di concludere un'operazione finanziaria all'estero.

Per ragioni di riservatezza, legate a una presunta fuga di notizie che avrebbe potuto bloccare l'iniziativa, i bonifici non potevano transitare direttamente dalla capogruppo: dovevano passare attraverso la tesoreria di Fideuram.

A rendere il raggiro ancora più solido intervenne una seconda comunicazione. Una telefonata, attribuita a Paolo Nastasi, managing partner dello studio legale A&O Shearman Italia, del tutto estraneo ai fatti. Molesini conosceva personalmente il legale e ne riconobbe la voce, che secondo gli investigatori era stata riprodotta con tecniche di clonazione vocale basate sull'intelligenza artificiale. Il finto avvocato fornì istruzioni operative dettagliate, trasmettendo documenti intestati allo studio con coordinate bancarie, importi e scadenze di esecuzione.

Bonifici verso l'estero e recupero parziale

Convinto della legittimità della richiesta, Molesini autorizzò una serie di trasferimenti tra il 23 e il 25 febbraio, per un totale di circa 95 milioni di euro. I fondi presero principalmente la strada di conti in Cina e a Hong Kong. Il meccanismo si estese poi a catena: il responsabile di finanza e tesoreria di Fideuram fu a sua volta contattato da un falso amministratore delegato della banca, che anticipava l'arrivo delle istruzioni presidenziali, inducendolo a eseguire i pagamenti senza attivare i controlli previsti.

Una volta scattato l'allarme interno, Fideuram attivò i canali di cooperazione interbancaria internazionale. Un istituto in Cina riuscì a bloccare oltre 40 milioni di euro, mentre la Procura di Milano, in collaborazione con le autorità portoghesi attraverso Eurojust, sequestrò in una banca di Lisbona ulteriori 13 milioni. Il recupero complessivo si è fermato a circa 59 milioni. I 36 milioni mancanti, secondo gli inquirenti, sarebbero stati convertiti in criptovalute e redistribuiti attraverso circuiti internazionali, rendendo più complesso il tracciamento.

Le dimissioni e il contesto delle frodi con l'IA

Molesini non risulta indagato né destinatario di contenziosi avviati dal gruppo Intesa. Il 12 marzo ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza di Fideuram e di Intesa Sanpaolo Private Banking, motivandole con ragioni personali. Tommaso Corcos, vicepresidente vicario, ha assunto le funzioni di presidente. Il banchiere, nato a Feltre nel 1957, era entrato nel gruppo nel 2003 come responsabile della Divisione Private Banking di Banca Intesa, per poi diventare amministratore delegato di Fideuram dal 2015 al 2020 e presidente dal febbraio 2020.

Il caso Fideuram non è isolato. La Procura di Milano sta indagando su almeno altri due episodi riconducibili a modalità analoghe. Uno riguarda un raggiro da circa 24 milioni di euro ai danni di un istituto di credito, con fondi dirottati tra Spagna, Singapore, Hong Kong e Bahrein e parte del denaro recuperata a Barcellona. Un terzo fascicolo, di dimensioni più contenute, riguarda una truffa da circa 2 milioni con fondi transitati in Croazia. Le indagini su questi episodi sono affidate a pool diversi e al momento non risultano formalmente collegate all'inchiesta principale.

Da Intesa Sanpaolo fanno sapere che i sistemi informatici della banca non sono stati violati. Il chief security officer del gruppo, Antonio De Vita, ha precisato che dall'inizio dell'anno sono stati individuati e rimossi circa 5.000 video fake realizzati con l'intelligenza artificiale, molti dei quali utilizzavano l'immagine dell'amministratore delegato Carlo Messina per finalità fraudolente.

Il fenomeno delle cosiddette truffe del presidente, o CEO fraud, è in crescita anche in Italia: secondo elaborazioni della Fabi sui dati della Polizia Postale, nel 2025 le somme sottratte attraverso frodi digitali hanno raggiunto i 269 milioni di euro.

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