Paolo Molesini, l'ex presidente di Fideuram truffato con WhatsApp e voci clonate dall'intelligenza artificiale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un messaggio WhatsApp e una telefonata con la voce clonata. È bastato questo per far uscire dalle casse di Fideuram circa 95 milioni di euro lo scorso febbraio. Il destinatario della truffa è stato Paolo Molesini, all'epoca presidente della banca controllata da Intesa Sanpaolo, ingannato da una messinscena costruita con strumenti di intelligenza artificiale.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 23 febbraio Molesini ha ricevuto un messaggio sul cellulare aziendale da un numero diverso da quello conosciuto ma riconducibile, in apparenza, a Carlo Messina, amministratore delegato della capogruppo Intesa Sanpaolo. Nel testo si prospettava l'urgenza di concludere un'operazione finanziaria all'estero attraverso la tesoreria di Fideuram, per ragioni operative che avrebbero impedito a Intesa di agire direttamente.

A rendere credibile la richiesta ha contribuito una seconda comunicazione: una telefonata da parte di una persona che sembrava essere l'avvocato Paolo Nastasi, managing partner di A&O Shearman Italia, estraneo alla vicenda. La voce era stata replicata con tecniche di clonazione basate sull'intelligenza artificiale.

Le dimissioni e il profilo del manager

Molesini ha rassegnato le dimissioni dalla carica di presidente di Fideuram e di Intesa Sanpaolo Private Banking il 12 marzo 2026, per ragioni personali. Al suo posto, in attesa delle determinazioni degli organi societari, ha assunto le funzioni Tommaso Corcos, vicepresidente vicario. Nato a Feltre nel 1957, Molesini è una figura di lungo corso nel private banking italiano: responsabile della Divisione Private Banking di Banca Intesa dal 2003, amministratore delegato e direttore generale di Fideuram dal 2015 al 2020, presidente della società dal febbraio 2020.

È stato inoltre presidente di Assoreti dal 2018 al 2023 e, dal maggio 2020, presiede la Fondazione Querini Stampalia a Venezia.

Il recupero dei fondi e le indagini

Una volta scattato l'allarme, Fideuram ha attivato i canali di cooperazione interbancaria internazionale. Una banca in Cina ha bloccato e restituito circa 40 milioni di euro, mentre altri 13 milioni sono stati individuati in Portogallo e sottoposti a sequestro preventivo dalla gip di Milano Sonia Mancini, su richiesta dei pm Alfonso Serritiello e Barbara Benzi. All'appello mancano ancora almeno 36 milioni, che secondo gli inquirenti sarebbero transitati attraverso conti esteri e successivamente convertiti in criptovalute.

Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo, proseguono con rogatorie internazionali.

Un indagato e altri episodi simili

Nel registro degli indagati figura un cittadino israeliano di 48 anni, indicato nel decreto di sequestro come uno dei componenti della banda. Il suo nome, riportato negli atti giudiziari, è correlato a uno dei conti esteri dove sono atterrati 4 milioni di euro, transitati prima su conti a Malta, poi in Lussemburgo e Olanda, in seguito su una piattaforma di money transfer canadese e infine su due wallet di Bitcoin.

La Procura di Milano sta indagando su altri episodi con modalità analoghe. Una manager di Banca Ifis avrebbe autorizzato a maggio operazioni per circa 24 milioni di euro, in gran parte recuperati. In un caso che riguarda un istituto più piccolo, la truffa ammonterebbe a circa 2 milioni, in parte ritrovati in Croazia. Una truffa identica, sempre utilizzando il nome dell'avvocato Paolo Nastasi ma per cifre inferiori, è stata commessa ai danni di una società non bancaria del Gruppo Bper.

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