La truffa delle voci clonate a Fideuram: 95 milioni bonificati, la Procura di Milano indaga su un informatico israeliano
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Redazione Interno
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Un messaggio su WhatsApp, una telefonata con una voce conosciuta e alcune e-mail apparentemente credibili. Nel febbraio 2026, questa sequenza avrebbe indotto Paolo Molesini, allora presidente di Fideuram, la società del gruppo Intesa Sanpaolo attiva nel private banking, a disporre bonifici all’estero per quasi 95 milioni di euro. Una parte consistente delle somme è stata bloccata, mentre le indagini della Procura di Milano sono ancora in corso e ruotano attorno a un cittadino israeliano di 48 anni, indagato per truffa aggravata e sostituzione di persona.
La telefonata che sembrava vera
Stando a quanto ricostruito nel decreto di sequestro firmato dalla gip Sonia Mancini, tutto è cominciato il 23 febbraio scorso. Molesini ha ricevuto un messaggio su WhatsApp da un numero a lui sconosciuto: il mittente sosteneva di essere Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Il finto Messina prospettava l’urgenza di concludere un’operazione di acquisizione internazionale che, per una presunta fuga di notizie, non poteva essere gestita direttamente dalla capogruppo e doveva quindi passare attraverso la tesoreria di Fideuram.
A rendere il racconto più solido è intervenuta una seconda comunicazione: la voce di Paolo Nastasi, managing partner di A&O Shearman Italia, avvocato che Molesini conosceva personalmente. Quella voce, però, era stata riprodotta con strumenti di intelligenza artificiale. Il professionista reale è del tutto estraneo alla vicenda.
Bonifici verso Cina e Hong Kong
A seguito della telefonata con la voce clonata, sono arrivate le e-mail con le istruzioni operative e undici documenti denominati “Payment instruction”, apparentemente firmati da un legale dello studio internazionale. Sulla base di quelle indicazioni, il direttore finanziario di Fideuram ha disposto i bonifici, indirizzati soprattutto verso conti in Cina e a Hong Kong. Quando l’allarme è scattato, la banca ha attivato i canali di cooperazione interbancaria internazionale e una banca cinese è riuscita a congelare circa 42 milioni, restituiti all’istituto.
Sul fronte giudiziario, la Procura di Milano ha coordinato con le autorità portoghesi, attraverso Eurojust, il blocco di ulteriori 13 milioni depositati presso una banca in Portogallo.
Il conto della truffa
Complessivamente, dei quasi 95 milioni usciti dalle casse di Fideuram, oltre 55 milioni sono stati recuperati o bloccati. Restano da rintracciare circa 39,5 milioni, che secondo gli inquirenti sarebbero transitati su una serie di conti esteri, convertiti in criptovalute e fatti confluire su due wallet di Bitcoin. La Procura di Milano, con i pm Barbara Benzi e Alfonso Serritiello del pool coordinato dall’aggiunto Eugenio Fusco, sta lavorando con rogatorie internazionali per seguire i flussi digitali prima che il denaro venga definitivamente monetizzato.
Nel frattempo, Molesini ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza il 12 marzo, motivandole con ragioni personali. Non risulta indagato.
Un fenomeno in espansione
La vicenda si inserisce nel filone delle cosiddette truffe del CEO, nelle quali i criminali si spacciano per dirigenti aziendali sfruttando tre leve classiche dell’ingegneria sociale: l’autorità del presunto mittente, l’urgenza della richiesta e la richiesta di riservatezza. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale ha reso questi attacchi molto più credibili, grazie alla clonazione vocale e alla possibilità di confermare la storia attraverso canali diversi, WhatsApp, telefonate ed e-mail.
Secondo un’analisi della Fabi sui dati della Polizia postale, le somme sottratte in Italia con truffe online e frodi informatiche sono passate da 152,9 milioni nel 2022 a 269 milioni nel 2025. Nel periodo considerato, il totale supera gli 828 milioni di euro.
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