L'Iran accusa Italia e Romania: "Complici dell'aggressione". Tajani replica ad Araghchi: "Mai partecipato ad azioni belliche"
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Redazione Esteri
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Il portavoce del ministero degli Esteri della Repubblica islamica, Esmail Baqaei, ha citato esplicitamente Italia e Romania in un post sui social, definendole "partecipi dell'aggressione contro l'Iran" e accusando la Nato di complicità attiva in quella che ha definito una "guerra di aggressione illegale" ai danni di uno stato sovrano membro delle Nazioni Unite. Le dichiarazioni, che hanno innescato una reazione a catena sul fronte diplomatico, fanno seguito a un'intervista rilasciata dal segretario generale dell'alleanza atlantica, Mark Rutte, al network Fox News.
Le parole di Rutte e l'ammissione della Nato
Nel corso dell'intervista, Rutte aveva dichiarato che circa 500 aerei statunitensi erano decollati dalle basi americane situate in territorio italiano per supportare l'operazione militare denominata "Epic Fury" contro Teheran. Il segretario della Nato aveva poi aggiunto che l'Europa si era trasformata in una "piattaforma di proiezione della potenza" per gli Stati Uniti, citando anche il caso della Romania, dove la capitale Bucarest ha dovuto ridurre i voli commerciali per consentire l'utilizzo degli aeroporti come basi per i velivoli cisterna.
Secondo quanto riportato, il quadro complessivo delle operazioni avrebbe visto tra le 4.000 e le 5.000 missioni di volo nel continente europeo a supporto dell'azione militare.
La dura replica di Teheran e l'accusa di violazione del diritto internazionale
Le rivelazioni di Rutte hanno scatenato la reazione immediata di Baqaei, il quale ha parlato di una "chiara e schiacciante ammissione" della complicità della Nato. Il portavoce iraniano ha denunciato una palese violazione delle norme imperative del diritto internazionale e dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, sottolineando come l'alleanza atlantica e i suoi stati membri debbano essere ritenuti responsabili per le conseguenze delle loro azioni.
Le accuse di Teheran si sono concentrate in particolare sul ruolo svolto da Italia e Romania, definite come esempi concreti di quella che l'Iran considera una partecipazione diretta alle ostilità, menzionando anche le città iraniane che sarebbero state colpite, tra cui Teheran, Isfahan, Shiraz, Tabriz e Bandar Abbas.
La controffensiva diplomatica del governo italiano
Sul fronte interno, le dichiarazioni di Rutte hanno immediatamente generato un acceso dibattito politico, con le opposizioni che hanno chiesto chiarimenti al governo, arrivando a parlare di un presunto "inganno" ai danni del Parlamento e dell'opinione pubblica.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha prontamente smentito la ricostruzione del segretario Nato, precisando che l'Italia ha agito nel pieno rispetto della Costituzione e dei trattati internazionali, autorizzando esclusivamente attività tecniche e logistiche, non cinetiche, e che qualsiasi richiesta eccedente tali limiti è stata respinta. Crosetto ha inoltre espresso sorpresa per le parole di Rutte, che ha definito portatrici di un "messaggio totalmente fuorviante", confondendo i voli di supporto autorizzati con le operazioni di combattimento.
Il diretto contatto tra Tajani e il ministro degli Esteri iraniano
Per arginare la crisi diplomatica, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha contattato telefonicamente il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi, ribadendo che l'Italia non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare contro l'Iran e non ha mai autorizzato l'uso delle basi per azioni belliche.
In una nota diffusa successivamente, Tajani ha confermato di aver richiesto ad Araghchi un pieno ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, al fine di facilitare il passaggio delle navi mercantili italiane ancora bloccate, sottolineando come la riapertura dell'ambasciata italiana a Teheran rappresenti un forte segnale di dialogo in vista della ripresa delle relazioni economiche e culturali tra i due Paesi.




