La Fed chiama Warsh, mentre l'eurozona si prepara a importare restrizione
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Redazione Economia
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Un dollaro strutturalmente più forte, la cui forza è alimentata da rendimenti americani volubili e da una Federal Reserve che si mostra, nella nuova fase, meno condizionabile dalle contingenze politiche immediate, rappresenta per l’eurozona uno scenario particolarmente gravoso. Significa, in sostanza, importare una forma di restrizione finanziaria senza che questa sia stata decisa dalle proprie istituzioni, un meccanismo che, come un boomerang, potrebbe ripercuotersi negativamente sui già fragili equilibri di crescita e indebitamento. La recente scelta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di nominare Kevin Warsh a capo della banca centrale americana, a partire dal prossimo mese di maggio, segna una svolta significativa in questa direzione, configurandosi come un "avviso" implicito anche alla Banca Centrale Europea.
Una nomina che parla di indipendenza e pressioni
La designazione di Warsh, che prenderà il posto di Jerome Powell – scelto dallo stesso tycoon nel 2017 ma poi aspramente criticato per non aver abbassato con sufficiente celerità i tassi d’interesse – arriva dopo mesi di tensioni sotterranee. Già in precedenza, un gruppo bipartisan di ex presidenti della Fed ed ex segretari al Tesoro aveva sentito il bisogno di pubblicare una lettera aperta, un atto raro dettato dalla preoccupazione per le ingerenze politiche. Il pretesto per quell’attacco era stato un caso di cronaca giudiziaria, per quanto minore, che aveva coinvolto una governatrice di colore, Lisa Cook, accusata di false dichiarazioni in una pratica di mutuo: una vicenda, questa, strumentalizzata dall’amministrazione nel tentativo di ottenerne le dimissioni per insediare una figura percepita come più malleabile e pronta ad assecondare le richieste della Casa Bianca su tagli monetari aggressivi.
Il profilo del nuovo falco e le sue implicazioni
La scelta di Warsh, un economista di orientamento conservatore ma lontano dal mondo Maga, formatosi come avvocato e uomo d’affari pragmatico piuttosto che come accademico, interrompe una tradizione che resisteva dai tempi di Paul Volcker. Questa rottura con il passato suggerisce una Fed diversa, potenzialmente più impermeabile alle pressioni dirette del ciclo politico ma anche più attenta alla stabilità dei prezzi che alla mera congiuntura, una "colomba con gli artigli" capace di sorprendere i mercati. Le immediate flessioni registrate dall’oro e dall’argento, dopo l’annuncio, sono un primo segnale di come gli operatori leggano nella nomina una possibile svolta verso un approccio più restrittivo, o quantomeno meno accomodante, della politica monetaria statunitense.
Lo scenario per l'Europa e la sfida della sovranità monetaria
Per l’area dell’euro, la posta in gioco è alta e va ben oltre le fluttuazioni dei metalli preziosi. Una Fed guidata da una figura come Warsh, che potrebbe perseguire una linea meno prevedibile e più focalizzata sul contenimento dell’inflazione strutturale, renderebbe il dollaro un’ancora di stabilità – o di volatilità – con cui fare i conti. Molti di essi, per la precisione, si tradurrebbero in un euro più debole e in condizioni finanziarie globali più strette, fattori che limiterebbero lo spazio di manovra della Bce, costretta a navigare in acque rese più agitate dalle decisioni prese dall’altra parte dell’Atlantico. Si delinea, dunque, un periodo di incertezza in cui la politica monetaria europea dovrà misurarsi non solo con le dinamiche interne, ma anche con venti contrari provenienti da Washington, in uno scacchiere dove la definizione di autonomia passa attraverso la capacità di resistere a importare restrizione.




