Perché l’Ue non può importare 750 miliardi di dollari di energia dagli Usa
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Redazione Interno
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Se l’Unione Europea accettasse di sostituire i propri fornitori energetici con gli Stati Uniti, si troverebbe di fronte a una scelta impossibile: abbandonare gli idrocarburi norvegesi, algerini, azeri e qatarioti, oppure rinnegare gli impegni sulla decarbonizzazione. Donald Trump ha ottenuto da Bruxelles la promessa di acquistare prodotti energetici americani per 750 miliardi di dollari entro il 2028, ma i numeri dimostrano che gli Stati Uniti non hanno la capacità di soddisfare una tale richiesta. Nonostante le "iperboli veritiere" del presidente, la produzione statunitense di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL) non basta a coprire la domanda europea.
La questione si inserisce in una guerra commerciale che, come sottolineano gli analisti, non ha veri vincitori. I dazi imposti da Trump colpiscono in modo diseguale: l’Ue dovrà affrontare una tassa del 15% sulle esportazioni verso gli Usa, mentre il Regno Unito è riuscito a contenere l’impatto al 10%. Diverso il caso del Brasile, penalizzato con un dazio del 50%, una misura che va oltre i semplici calcoli economici.
Antonio Tajani, ministro degli Esteri italiano, ha definito l’intesa tra Ue e Usa un "accordo quadro", evidenziando come siano stati evitati rischi per settori strategici come quello farmaceutico. "Non sono preoccupato in maniera drammatica – ha dichiarato – perché il prodotto italiano è di alta qualità e difficilmente gli americani smetteranno di utilizzarlo".




