Stati Uniti, l’Europarlamento mette i paletti all’accordo commerciale di Turnberry

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo settimane di rinvii, il Parlamento europeo ha infine dato il proprio via libera – seppur condizionato – alla posizione negoziale sui due regolamenti che dovrebbero tradurre in pratica l’intesa commerciale siglata a luglio tra Ursula von der Leyen e Donald Trump, tornato nel frattempo alla Casa Bianca. L’approdo in aula, che arriva a valle di un pressing costante da Washington, sblocca una procedura rimasta impantanata tra le contestazioni di vari gruppi politici a Strasburgo. I deputati, riuniti in sessione plenaria, hanno così adottato i testi che, una volta concordati con i governi dell’Unione, costituiranno il pilastro tariffario dell’accordo di Turnberry.

Le concessioni in cambio della tregua sui dazi

Al centro del pacchetto vi è l’eliminazione della maggior parte dei dazi applicati sui beni industriali provenienti dagli Stati Uniti, unita a un accesso preferenziale al mercato comunitario per una vasta gamma di prodotti ittici e agricoli americani. Si tratta, di fatto, dell’attuazione degli impegni assunti nell’estate del 2025, quando l’amministrazione Trump e la Commissione europea avevano concordato una tregua nella guerra commerciale. Dall’altra parte, l’intesa vincola l’Unione a investire in settori strategici statunitensi – incluso quello bellico – e ad acquistare beni oltreoceano, in cambio della riduzione al 15% dei dazi americani sui prodotti europei.

Una clausola per blindare l’Europa da future minacce

A rendere tutt’altro che scontato il via libera è stata però l’inserimento di una condizione precisa, definita da molti come una clausola “anti-minacce”. I parlamentari hanno voluto blindare l’accordo prevedendo meccanismi di salvaguardia che possano scattare automaticamente nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero unilateralmente introdurre nuove barriere commerciali o tornare a minacciare dazi punitivi. Questo passaggio, che rappresenta il vero nodo politico della partita, ha di fatto trasformato il sì di Strasburgo in un mandato negoziale rigido per i governi, chiamati ora a confrontarsi con il testo.

Il “mezzo sospiro di sollievo” del commissario Dombrovskis

La sensazione, nei palazzi di Bruxelles, è quella di un sollievo cauto. Valdis Dombrovskis, il commissario all’Economia, ha parlato di un “importante passo nella procedura”, sottolineando come il voto rappresenti “un segnale politico che l’Ue rispetta la parola data”. Una dichiarazione che cela la frustrazione per le settimane di stallo e i numerosi tentativi andati a vuoto che avevano preceduto questa tornata decisiva. L’esecutivo comunitario, che aveva spinto per una rapida ratifica onde evitare un inasprimento dei rapporti con l’amministrazione Trump, potrà ora avviare la fase finale del negoziato con i rappresentanti degli Stati membri, chiamati a esprimersi su un impianto normativo che i deputati hanno voluto rendere più solido e meno esposto a future ritorsioni.

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