Simon Yates chiude la carriera a 33 anni: l'addio a sorpresa del vincitore del Giro d'Italia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il ciclismo mondiale, che aveva da poco smaltito l'ebbrezza della corsa rosa, si è svegliato con un annuncio inatteso e definitivo. Simon Yates, l'atlantico britannico capace di piegare le montagne, ha comunicato attraverso un post sul suo profilo Instagram la decisione di ritirarsi dall'attività professionistica. Una scelta, questa, che giunge a soli trentatré anni e a nemmeno un mese di distanza dal trionfo al Giro d'Italia, coronato sul Foro Italico, e da una vittoria di tappa al Tour de France. "Ho preso la decisione di ritirarmi", ha scritto Yates, consapevole dello stupore che le sue parole avrebbero generato, "so che per molti potrà essere una sorpresa, ma non è una scelta presa alla leggera". L'atleta ha quindi chiarito la natura riflessiva e non impulsiva del suo gesto, sottolineando di averci pensato a lungo e di percepire, oggi, l'arrivo del momento giusto per fare un passo indietro.

Il peso di una carriera iniziata in sordina e culminata nella doppietta

Il suo percorso, iniziato tra le file di formazioni minori prima dell'esplosione con la Mitchelton-Scott, si è rivelato uno dei più ricchi della sua generazione, segnato da una progressione costante e da un'affinità elettiva con le corse a tappe. Yates, infatti, non si è limitato a raccogliere successi sporadici ma ha costruito una parabola di successi, culminata nella conquista della Vuelta a España nel 2018, primo grande trionfo che ne confermò lo statuto di capitano, e perfezionata dal recentissimo, e per molti versi insperato, successo al Giro d'Italia 2025 con la maglia della potente formazione Visma | Lease a Bike. Una doppietta, quella tra Vuelta e Giro, che di per sé basta a scolpire il nome di un corridore nella storia del pedale, ponendolo in una cerchia ristrettissima di atleti in grado di vincere più di un grande Giro. Il suo palmarès, che alcuni già consideravano completo, si è arricchito dunque nell'ultima stagione di un capitolo fondamentale, quasi a suggellare un ciclo prima di chiuderlo.

Un ritiro che stride con la resistenza di altri campioni

La decisione di Yates, per la sua precocità e per il contesto in cui matura, appare ancora più significativa se contrapposta alle scelte di altri grandi protagonisti della stessa epoca. Il suo annuncio, come sottolineano le cronache, si affianca infatti alla "strenua (e patetica) resistenza" di un connazionale come Chris Froome, che a quarant'anni suonati continua a gareggiare nonostante gli ultimi quattro anni lo abbiano visto lontano dai fasti che gli valsero cinque Tour de France. Questa dicotomia, tra l'addio in piena competitività di uno e la persistenza in coda al gruppo dell'altro, offre uno spaccato amaro delle diverse sensibilità con cui gli atleti affrontano il declino fisico e il rapporto con la gloria passata. Yates, evidentemente, ha scelto di non rischiare di trascinarsi, preferendo il ricordo di una vittoria freschissima al tentativo, forse vano, di ripeterla.

Le parole dell'addio e il vuoto che lascia

"Ci pensavo da molto tempo", ha ribadito il corridore nel messaggio di commiato, scagliando quelle frasi nel flusso incessante dei social network dove, solo poche settimane prima, imperversavano le immagini della sua festa romana. La sua lucidità nel riconoscere il "momento giusto per allontanarmi da questo sport" tradisce una maturità che va al di là dell'età anagrafica, suggerendo una valutazione complessiva della vita dentro e fuori dal peloton. La sua scomparsa dalle corse priverà il panorama internazionale di un corridore elegante e determinato, di uno scalatore puro la cui cifra stilistica era la sofferenza silenziosa, capace di trasformarsi in attacchi devastanti quando la pendenza si faceva più severa. Il ciclismo perde, inaspettatamente, un capitano e la sua epoca dice addio, con questo ritiro, a un altro pezzo della sua storia recente.

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