Il Napoli congelato a Copenaghen, il pari in 11 contro 10 è una beffa
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Redazione Sport
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Il destino del Napoli in Champions League rimane sospeso, appeso a un filo che sarà reciso solo nell’ultima giornata del maxi girone. A Copenaghen, dove la qualificazione poteva essere messa al sicuro con una vittoria, gli azzurri hanno compiuto un clamoroso autogol strategico, limitandosi a un pareggio (1-1) che ha il sapore acre di una sconfitta e che consegna ogni decisione allo scontro diretto di mercoledì prossimo con il Chelsea al Maradona. Un primo tempo solido, coronato dal vantaggio siglato da Scott McTominay, aveva infatti proiettato la squadra di Antonio Conte verso un esito quasi scontato, tanto più dopo l’espulsione, a pochi minuti dal gol, di Thomas Delaney per un intervento pericoloso su Stanislav Lobotka. Con un uomo in più per quasi un’ora di gioco, il Napoli ha però inscenato una recita incolore, priva di mordente e di idee chiare, regalando iniziativa e campo a una compagine danese che, nonostante l’inferiorità numerica, ha trovato il pareggio nella ripresa senza essere mai realmente messa in pericolo.
Le ragioni di una prestazione evaporata
La dinamica della gara, che ha visto gli azzurri incapaci di gestire e soprattutto di sfruttare il vantaggio numerico, rappresenta il dato più allarmante e ampiamente commentato dallo stesso Conte al termine dell’incontro. “C’è delusione – ha affermato l’allenatore – perché queste partite vanno vinte, ci siamo complicati la vita da soli”. Una constatazione che tocca nel profondo l’approccio mentale e tattico mostrato in campo, con il Napoli che, dopo un avvio promettente, è sembrato spegnersi, accontentandosi di controllare il pallone senza verticalizzare con decisione e senza creare occasioni pericolose. Alcuni di essi, in particolare, hanno deluso le attese, mentre il collettivo ha faticato a trovare spazi e soluzioni offensive, come se la sicurezza data dal gol e dall’espulsione avesse generato una pericolosa forma di torpore.
Il punto della situazione e lo scontro al Maradona
Il risultato, che consegna al Napoli il primo pareggio in trasferta in Europa dopo tre sconfitte, complica notevolmente il percorso verso i playoff. La squadra, che pure mantiene il proprio destino nelle sue mani, dovrà ora vincere contro il Chelsea per qualificarsi, trasformando lo stadio Diego Armando Maradona in un fortino senza appelli. La partita contro i danesi, nella quale si sono viste alcune luci ma molte più ombre, dimostra quanto il cammino europeo sia ancora irto di ostacoli e come la capacità di chiudere i giochi quando l’occasione si presenta sia un requisito fondamentale che gli azzurri, in questa circostanza, hanno palesemente trascurato. La prossima sfida, per questo, non sarà solo una questione tecnica ma soprattutto caratteriale, una prova di maturità e di reazione a un’occasione clamorosamente sprecata.
La resa dei conti con le proprie mancanze
Il pareggio di Copenaghen, dunque, non è un semplice punto perso ma un campanello d’allarme che risuona forte nel ritiro azzurro. La partita ha messo in luce, ancora una volta, alcune fragilità nella gestione psicologica delle situazioni di vantaggio, soprattutto quando sembrano più favorevoli. L’amarezza, che traspare dalle parole dell’allenatore e dai volti dei giocatori, è l’unico sentimento che può essere tratto da una simile prestazione, la quale consegna alla storia della stagione un altro episodio di quelli che, se la qualificazione sfumasse, verranno ricordati come punti di svolta negativi. Ora non resta che guardare avanti, sapendo che il margine di errore si è definitivamente azzerato e che davanti al Chelsea non ci sarà spazio per alcuna esitazione.




