Napoli-Copenaghen 1-1, Conte senza alibi: "Un pareggio che non esiste"
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Redazione Sport
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L’amarezza, che Antonio Conte non cerca neppure di nascondere, ha il sapore acre di un’occasione sprecata, forse la più grande in questa avvio di stagione europea. Il pareggio ottenuto dal Copenaghen in inferiorità numerica, a partire già dal trentacinquesimo minuto del primo tempo, rappresenta infatti uno di quegli smacchi che pesano doppiamente in una classifica di Champions League già di per sé complicata. Il Napoli, dopo un avvio di partita brillante e risoluto culminato nel vantaggio, si è infatti dissolto in una ripresa nebulosa, incapace di amministrare un patrimonio che sembrava solido, dimostrando ancora una volta quelle fragilità difensive e quell’incostanza che ne minano il potenziale. Il rigore concesso per un fallo in area, un’ingenuità che ha riaperto una partita che doveva essere ormai chiusa, è stato l’episodio più lampante di una serata in cui la concretezza è venuta meno proprio nel momento in cui sarebbe servita di più, nonostante la squadra avesse creato diverse chance per chiudere i conti.
Le parole amare del tecnico azzurro
“Non esiste né in cielo né in terra che il Copenaghen riesca a pareggiare”, ha sbottato Conte in conferenza stampa, tagliando corto con qualsiasi tentativo di trovare giustificazioni. Il tecnico, che pure ha dovuto fare i conti con una lunga lista di assenze e infortuni, non accetta attenuanti per un simile passo falso, sottolineando come il lavoro quotidiano perda di significato se non si traduce in quella freddezza necessaria a vincere incontri del genere. “Queste cose devono darci fastidio, perché se non ci pungono vuol dire che non vogliamo crescere”, ha aggiunto, in una autocritica che abbraccia l’intero ambiente. La sua amarezza si condensa in una considerazione che suona come un verdetto: “Forse non siamo da Champions”. Una frase che, al di là della delusione del momento, fotografa la consapevolezza di un divario tra le ambizioni e la reale capacità di gestione della pressione in contesti di altissimo livello, dove i dettagli fanno la differenza.
La situazione in classifica e il confronto con la realtà
Guardando i numeri della classifica, la squadra partenopea non è ancora fuori dalla corsa agli spareggi, ma il margine di errore si è esaurito completamente. Il pareggio di Copenaghen, unito agli altri risultati del girone, costringe infatti il Napoli a una sfida decisiva contro il Chelsea, dove nient’altro che la vittoria potrebbe mantenere vive le speranze di qualificazione. Un obiettivo tutt’altro che scontato, che richiederà una prestazione di ben altro spessore rispetto a quella offerta al Parken Stadium. Alcune scelte in panchina, come l’uscita anticipata di un giocatore che stava fornendo una buona prestazione, sono state messe in discussione e contribuiscono al quadro di una serata in cui nulla è andato per il verso giusto dopo l’intervallo, nonostante la superiorità numerica dovesse essere un vantaggio schiacciante.
La riflessione dopo il fischio finale
Il commento di Enrico Varriale, che ha definito l’esito una “beffa” e ha rimarcato la necessità di battere il Chelsea come unica via di salvezza, sintetizza efficacemente lo stato d’animo che circonda il club. Si delinea, insomma, una partita che si trasforma in un esame impietoso della maturità del gruppo, chiamato a reagire a una prestazione deludente sotto ogni aspetto. La partita contro il Chelsea, dunque, non sarà solo una questione di tecnica o tattica, ma soprattutto di carattere e di reazione psicologica, elementi che in Danimarca sono parsi carenti. Senza un immediato e netto miglioramento su questi fronti, il rischio di un’uscita anticipata dalla massima competizione europea diventa concreto, rendendo quel pareggio un punto perso due volte.




