Buonvino, il nuovo commissario di Rai 1 tra misteri a Villa Borghese e seconde chance
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un’aria strana, a tratti rarefatta, che avvolge il debutto televisivo del commissario Giovanni Buonvino, un vicequestore interpretato da Giorgio Marchesi il quale, dopo un errore commesso durante un blitz che gli è costato una lunga relegazione in ufficio, si vede assegnare una destinazione che sa più di esilio dorato che di promozione: il commissariato di Villa Borghese. Giovedì 7 e giovedì 14 maggio, in prima serata su Rai 1, «Buonvino - Misteri a Villa Borghese» (serie diretta da Milena Cocozza e prodotta da Palomar con Rai Fiction) cerca di ritagliarsi uno spazio nel panorama del crime italiano, portando nel cuore verde di Roma una scia di ombre che riaffiorano dal passato. Il soggetto e la sceneggiatura, firmati da Salvatore De Mola e Michela Straniero, si nutrono dei romanzi del ciclo «Il commissario Buonvino» di Walter Veltroni, il quale ricopre anche il ruolo di consulente editoriale per questa trasposizione che trasforma i viali del parco più famoso della Capitale in un microcosmo di segreti. L’attore bergamasco, che tra i suoi «sei segreti» annovera una passata militanza in un gruppo rock e una famiglia d’arte con la moglie attrice Simonetta Solder, si trova così a vestire i panni di un investigatore gentile quanto determinato, chiamato a gestire una squadra di emarginati e a fare i conti con una vittima trovata senza vita nei pressi del laghetto.
Il parco dei misteri e la sfida del palinsesto
L’ambientazione gioca qui un ruolo tutt’altro che decorativo; Villa Borghese, con la sua quiete apparente, diventa lo scenario di indagini che nascondono un dolore più grande di quanto la superficie non lasci intendere. Tanto che il parco viene descritto come una «città nella città», un luogo dove la bellezza convive con episodi irrisolti, come la vecchia scomparsa del figlio della vittima che Buonvino si troverà a riaprire. Stasera in tv, il debutto della serie – che spazia dal mystery alla tensione psicologica – si scontra con un palinsesto agguerrito: mentre Rai 1 punta su questa scommessa narrativa, altrove la «dizi» «Forbidden fruit» infiamma Canale 5, «Le Iene» presidiano Italia 1, su Sky Uno riparte la corsa di «Pechino Express» e il Nove rilancia la sfida comica di «Comedy Match». Un panorama variegato, questo, dove la fiction pubblica sceglie la strada di un poliziesco anomalo, infilato nelle pieghe di un paesaggio urbano che raramente era stato sfruttato così a fondo dal punto di vista visivo.
Serena Iansiti: “Se tutto va come deve andare” ci sarà un seguito
Accanto a Marchesi, a dare a questo ecosistema narrativo, c’è Serena Iansiti, interprete del vice di Buonvino, Veronica Viganò, un’ispettrice che ha chiesto il trasferimento proprio lì per tentare di ricostruirsi dopo un lutto. In un’intervista rilasciata a Libero Magazine, l’attrice – reduce dal successo di «Màkari» (dove il ritorno è sempre un piacere, come ha confidato lei stessa) – ha spiegato come la serie non sia affatto autoconclusiva: «Il finale lascia aperta una porta enorme», ha detto. «Se tutto va come deve andare, ci sarà sicuramente una seconda stagione». Una dichiarazione che getta luce sulle ambizioni del progetto, il quale costruisce l’arco dei personaggi – dalla fragilità dell’ascolto alla voglia di riscatto – in funzione di uno sviluppo che possa consolidarsi nel tempo. Non solo, quindi, il caso da risolvere, ma una vera e propria mappatura dell’animo umano in quella che Iansiti definisce una «leadership dolce», assolutamente controcorrente rispetto alla forza bruta che spesso domina il genere.
Un protagonista fuori dagli schemi tra errori e riscatto
La scelta di affidare a Giorgio Marchesi il volto del commissario Buonvino non è casuale, e l’attore stesso ha parlato della sfida di trasformare un «uomo gentile in un leader» in una società che sembra aver smarrito l’arte dell’ascolto. La narrazione corre su due binari paralleli: da un lato l’indagine, che dalla morte apparentemente volontaria di un uomo si allarga fino a toccare misteri più grandi; dall’altro la gestione del commissariato, un avamposto di «periferici» dove ognuno cerca una seconda possibilità. Ed è esattamente questo il nucleo tematico – l’errore che blocca la carriera, il trasferimento punitivo che diventa occasione – a fare da collante tra le due serate evento. La produzione di Palomar, forte della collaborazione con Rai Fiction, scommette su un tono garbato ma incisivo, avvolgendo i dialoghi di Salvatore De Mola e Michela Straniero in una regia che cerca di restituire la luce e l’energia vitale di un parco che, come ha sottolineato Iansiti, «non era mai stato sfruttato come dovrebbe dal punto di vista cinematografico». Con il rischio, concreto, che se gli ascolti risponderanno, Villa Borghese possa presto diventare un appuntamento fisso per gli appassionati del giallo all’italiana.




