Buonvino, l’ultimo caso tra i pini di Villa Borghese: un cadavere nella teca dell’anaconda
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si chiude stasera, su Rai 1 e in contemporanea su RaiPlay, l’esperimento narrativo che ha portato in tv i romanzi di Walter Veltroni: «Buonvino – Misteri a Villa Borghese» giunge alla sua seconda e ultima puntata, dopo il debutto di una settimana fa. Il meccanismo, classico per le miniserie italiane di impronta gialla, sfrutta la formula dei due soli appuntamenti – una scelta che, evitando inutili dilazioni, concentra l’azione e obbliga la sceneggiatura a un’essenzialità non sempre scontata. Questa sera, con inizio fissato alle 21:30, toccherà a un caso particolarmente macabro: un cadavere ritrovato nella teca dell’anaconda. Non un dettaglio da poco, visto il contesto elegante e silenzioso di Villa Borghese, dove tra i pini e le palme si nasconde – a detta degli autori – qualcosa di più oscuro di quanto la cartolina turistica lasci immaginare.
Il commissario che non alza la voce
Al centro della scena c’è Giovanni Buonvino, interpretato da Giorgio Marchesi, un poliziotto fuori dagli schemi consueti: non alza mai la voce, ascolta prima di parlare, legge le persone dall’interno prima ancora di interrogarle. Un approccio che, se da un lato richiede una recitazione misurata, dall’altro rischia di apparire statico; eppure la regia di Milena Cocozza sembra giocare proprio su questo contrasto, costruendo una tensione che affiora più dai silenzi che dalle urla. Marchesi, lo si ricorderà per altre prove televisive, trova qui un contraltare in Serena Iansiti, nei panni dell’ispettrice Veronica Viganò. Di lei, l’attrice ha detto che si tratta di «una donna luminosa, ma che porta con sé un dolore profondo»: una caratterizzazione che, evitando la caricatura della poliziotta spigolosa, introduce una fragilità funzionale al racconto.
Un giallo strano, tra cronaca e introspezione
Il ritrovamento del nella teca dei serpenti – particolare su cui la produzione evita volgarità, mantenendo il registro dell’inchiesta – costringe la squadra a muoversi tra frequentatori del parco, custodi e figure marginali che spesso i riflettori ignorano. La sceneggiatura, tratta dai romanzi di Walter Veltroni, mescola gli elementi del classico whodunit con una certa attenzione alle psicologie: non si tratta solo di scoprire il colpevole, ma di capire come si arrivi a compiere un gesto tanto aberrante in un luogo simbolo della Roma bene. Le indagini procedono per accumulo di piccoli particolari, nessuno dei quali viene esposto in modo tronfio; anzi, a volte si ha l’impressione che la regia trattenga informazioni per rilasciarle al momento giusto, quasi a sfidare la pazienza dello spettatore.
Una seconda stagione? Il punto sulla produzione
La domanda che aleggia – e che nessuno ha voluto ufficializzare – è se questo «addio o arrivederci» della clip in anteprima nasconda un futuro per la serie. Serena Iansiti, intervistata a caldo, ha lasciato intendere che «sarebbe bello» proseguire, sottolineando tra l’altro il rapporto di amicizia con Marchesi. Ma i vertici Rai, per ora, non hanno confermato nulla. Quel che è certo è che la puntata di stasera risolverà (o almeno, così promette la sinossi) l’enigma della teca dell’anaconda, senza però chiudere del tutto il discorso sulla cifra stilistica di Buonvino: un commissario filosofo – lui stesso viene descritto come uno che ha compiuto studi in discipline umanistiche – che porta nel sangue della cronaca nera una lente inusuale. Se questo basti a trattenere il pubblico fino all’ultimo minuto, lo si saprà solo domani, quando i dati d’ascolto parleranno da soli.




