A novembre si risvegliano le vendite, ma il trimestre resta fiacco
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Redazione Economia
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L’ultimo dato mensile sull’andamento del commercio al dettaglio in Italia, diffuso dall’Istat a gennaio 2026, segnala una timida ripresa dei consumi dopo un periodo di sostanziale stagnazione. A novembre 2025, infatti, le vendite hanno registrato un incremento congiunturale sia in termini di valori monetari, segnando un +0,5%, sia di volumi, che hanno fatto segnare una crescita leggermente più sostenuta, attestandosi a +0,6%. Questo incremento, che interessa trasversalmente sia il comparto alimentare che quello non alimentare, costituisce un dato positivo, sebbene sia necessario analizzarlo nel contesto di un trimestre che nel suo complesso continua a mostrare segnali di debolezza, evidenziando una certa fragilità della spesa delle famiglie.
La fotografia di un trimestre incerto
Se il dato di novembre fa ben sperare, la lettura dell’intero periodo settembre-novembre 2025 restituisce un quadro più complesso e meno ottimistico. Nel trimestre, come riferisce l’Istituto di statistica, si è infatti osservato un aumento dello 0,1% nel valore delle vendite, a fronte di una contrazione dello 0,1% nei volumi. Questa discrepanza, peraltro contenuta ma significativa, suggerisce che la spesa complessiva ha mantenuto una parvenza di stabilità soltanto grazie all’effetto dei prezzi, mentre le quantità fisiche di beni acquistate hanno subito una lieve flessione. Un fenomeno, quest’ultimo, che lascia intravedere la persistente cautela dei consumatori, i quali, pur destinando risorse simili al commercio, ottengono in cambio una minor quantità di prodotti, con evidenti ripercussioni sul potere d’acquisto reale.
Il dualismo tra canali di vendita
Al di là dei numeri aggregati, la struttura del mercato retail continua a subire una profonda trasformazione, che i dati confermano senza lasciare adito a dubbi. La crescita, laddove si verifica, è trainata in modo preponderante dalla grande distribuzione organizzata e dal commercio elettronico, settori che consolidano costantemente la loro quota di mercato a discapito dei tradizionali esercizi di vicinato. I piccoli negozi, così come le vendite effettuate al di fuori dei circuiti principali, mostrano invece una difficoltà crescente a competere, risentendo di un modello di consumo che privilegia la convenienza, l’ampia scelta e la logistica efficiente offerta dalle grandi catene e dalle piattaforme online. Questo solco, che si va approfondendo, ridisegna non solo la geografia commerciale delle città, ma anche le abitudini di spesa degli italiani.
Il caso specifico degli alimentari
Un capitolo a parte, nella lettura dei dati Istat, merita l’andamento del comparto alimentare, il quale riflette in modo particolarmente sensibile le tensioni economiche delle famiglie. A novembre, le vendite di beni alimentari hanno seguito l’andamento generale, crescendo dello 0,5% sia in valore che in volume. Tuttavia, l’analisi del trimestre rivela una dinamica differente: la spesa in valore ha segnato un +0,1%, mentre i volumi hanno registrato un calo dello 0,2%. Questi numeri confermano una tendenza ormai osservata da diversi mesi, nella quale l’aumento dei listini spinge i consumatori a una gestione più oculata del carrello della spesa, contenendo le quantità acquistate o orientandosi verso prodotti di fascia differente, pur di non superare una certa soglia di spesa. Una strategia di adattamento che, se da un lato attenua l’impatto sull’outlay monetario immediato, dall’altro testimonia un restringimento delle possibilità di consumo.




