Commercio al dettaglio in calo a settembre: vendite giù dello 0,5%

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   A settembre il commercio al dettaglio in Italia ha segnato un passo indietro, con le vendite che, secondo le rilevazioni dell'Istat, hanno registrato un calo congiunturale dello 0,5% sia nella loro espressione nominale, ovvero in valore, sia in termini di volume, indicando una contrazione che non è imputabile alla sola dinamica dei prezzi. Questa flessione, per quanto contenuta nel dato percentuale, assume un significato particolare poiché investe in maniera trasversale sia il comparto dei beni alimentari, sceso dello 0,4%, sia quello, ben più ampio e diversificato, dei prodotti non alimentari. La diminuzione, che si manifesta dopo una fase estiva caratterizzata da andamenti alterni, delinea un quadro nel quale le famiglie sembrano aver compresso gli acquisti, riducendo la quantità di merce portata a casa indipendentemente dalla sua natura primaria o secondaria.

Il confronto con l'anno precedente e il trend del trimestre

Se l'analisi sul breve periodo disegna un panorama di cautela, il raffronto con i dodici mesi precedenti amplifica il segnale di difficoltà: su base annua, infatti, il volume degli acquisti, che rappresenta la quantità pura di beni commercializzati, ha fatto registrare un decremento ben più marcato, pari all'1,4%. Questo dato, ancor più di quello congiunturale, restituisce la fotografia di un mercato interno che fatica a trovare slancio, dove la spesa per consumi appare debole nonostante il contesto economico generale. A confermare la tendenza negativa contribuisce l'elaborazione dei dati sul trimestre luglio-settembre, la quale, come sottolineato dall'Istituto di statistica, evidenzia una sostanziale stagnazione, un andamento piatto che non lascia intravedere inversioni di rotta immediate nel comportamento dei consumatori.

Le performance negative dei beni non alimentari

All'interno del calo generalizzato, alcuni settori specifici hanno mostrato una performance particolarmente negativa, contribuendo in maniera significativa al risultato finale. Tra questi spiccano, per l'entità del ridimensionamento, i comparti legati alla moda, con le vendite di articoli di abbigliamento e, in misura ancora più accentuata, quelle di calzature che si sono collocate in fondo alla classifica settoriale. Si tratta di voci di spesa tradizionalmente più elastiche e sensibili al clima di fiducia delle famiglie, le quali, in un periodo di incertezza, vengono spesso rinviate o drasticamente ridimensionate. La contrazione in questi campi, che pure rappresentano un'eccellenza del made in Italy, segnala come la ritrosia negli acquisti abbia colpito soprattutto i beni considerati, almeno in parte, superflui o postponibili.

Il divario tra valore e quantità delle merci vendute

Un aspetto che merita di essere approfondito, e che emerge con chiarezza dai dati diffusi, è il divario crescente tra l'andamento del valore complessivo delle vendite e la quantità fisica dei prodotti che effettivamente cambiano proprietario. Se, infatti, nel confronto tendenziale di settembre il fatturato nominale del commercio al dettaglio ha mostrato un incremento dello 0,5%, lo stesso non si può affermare per il volume, che come visto arretra in maniera consistente. Questo scollamento, di per sé non nuovo ma reso ora più evidente, suggerisce che una fetta non trascurabile della spesa registrata sia da attribuire all'aumento dei listini, i quali, gonfiando il valore monetario delle transazioni, mascherano una realtà fatta di carrelli della spesa meno pieni e di acquisti più mirati e contenuti da parte dei cittadini.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.