Il dolore dei genitori di Sara Campanella per la famiglia di Daniela Zinnanti: “il nostro grido si unisce al vostro”
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Redazione Interno
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La scia di sangue che da mesi macchia le strade della provincia di Messina si allunga, inesorabile, andando a comporre un tragico mosaico di dolore che ora unisce due famiglie, legate dalla medesima, assurda violenza. A distanza di meno di un anno dall’omicidio di Sara Campanella, la studentessa ventiduenne uccisa a marzo del 2025 da un collega che non accettava un rifiuto, un altro femminicidio ha squarciato la quotidianità della città, e chi quel calvario lo sta ancora vivendo, giorno dopo giorno, tra aule di tribunale e ricordi strappati, ha sentito il dovere di farsi avanti. Attraverso le parole del loro legale, l’avvocato Filippo Barbera, i genitori di Sara hanno voluto raggiungere con un messaggio la famiglia di Daniela Zinnanti, la cinquantenne uccisa lunedì sera con decine di coltellate dal suo ex compagno. Un gesto, questo, che arriva dritto al cuore di chi, oggi, si trova precipitato in quell’incubo che loro conoscono fin troppo bene: “Vi scriviamo con le mani che tremano e il cuore a pezzi”, si legge nella lettera diffusa nella giornata di oggi, “perché il dolore ha devastato la nostra esistenza”. Un grido sofferto, quello della famiglia Campanella, che trova nella tragedia di un’altra donna, colpevole solo di aver detto no, un doloroso contrappunto, una solidarietà che non ha bisogno di molte parole perché nasce dalla stessa, identica ferita.
La spirale della violenza e l’omicidio di Daniela Zinnanti
Se da un lato c’è il cordoglio di chi è già stato colpito, dall’altro gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire gli ultimi, drammatici istanti di vita di Daniela Zinnanti, e soprattutto il lungo e torbido percorso che ha portato all’epilogo di via Lombardia. L’assassino reo confesso, Santino Bonfiglio, un uomo di 67 anni, era già noto alle forze dell’ordine e gravato da una misura cautelare: si trovava agli arresti domiciliari per reati contro la persona, sebbene, e questo è un dettaglio che riaccende il dibattito sulla prevenzione, non fosse stato sottoposto al braccialetto elettronico per la sua nota indisponibilità. Un’aggravante, quest’ultima, che getta un’ombra inquietante sulla catena di eventi che avrebbero potuto, forse, spezzare il ciclo di violenza. Daniela, dopo aver subito percosse in passato e aver inizialmente ritirato una denuncia, spinta dalla speranza o dalla paura, aveva trovato la forza di chiudere definitivamente quella relazione malata, arrivando a sporgere una nuova querela. Una determinazione, la sua, che doveva segnare l’inizio di una nuova vita, ma che invece ha scatenato la furia dell’uomo, il quale, non tollerando un rifiuto netto e irrevocabile, l’ha massacrata a coltellate nella sua stessa casa.
Le indagini e un filo rosso che unisce due storie
L’interrogatorio di garanzia di Bonfiglio, svoltosi nel carcere di Gazzi davanti alla gip Alessia Smedile, non ha fatto che confermare la dinamica già delineata dagli investigatori: l’uomo, dopo l’ennesimo tentativo di ricucire un rapporto ormai logoro, si sarebbe visto chiudere la porta in faccia da Daniela, e in quel rifiuto, netto e definitivo, avrebbe trovato la miccia per una reazione spropositata e feroce. Un copione, questo, che presenta inquietanti analogie con la storia di Sara Campanella, uccisa perché rea di aver respinto le attenzioni morbose di Stefano Argentino, il quale, anche lui, non accettava l’idea di non poter controllare la donna che diceva di amare. Intanto, il Codacons Sicilia Donna si è costituito parte offesa nel procedimento, a riprova di un’attenzione civica che non può più limitarsi alla semplice condanna a posteriori. E mentre la città trema e si interroga, le famiglie restano lì, in silenzio, a raccogliere i cocci di esistenze spezzate dalla stessa, identica furia: quella di chi trasforma un rifiuto in una sentenza di morte.




