Sarcina, l'addio a Giulia e il peso del passato: "Ora scrivo un'opera per lei"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Francesco Sarcina, voce e anima delle Vibrazioni, ripercorre il sentiero che dallo scapestrato «lupo della notte» di un tempo conduce all’uomo di oggi, capace di trasformare una ferita antica in un progetto monumentale. Il punto di partenza, l’alfa della sua storia artistica e umana, ha un volto e un nome ben preciso, quello di Giulia Tagliapietra, la ragazza dal fascino puro che all’alba degli anni Duemila ispirò il brano “Dedicato a te”, catapultando la band al successo. A lei, scomparsa nel maggio del 2024, Sarcina dedica ora “Immensamente Giulia”, un’intera opera rock composta da ventotto brani inediti che avrà il suo debutto al Teatro Nazionale di Milano nella primavera del 2026, con l’ambizione di ricreare, attraverso musica dal vivo e suggestioni sceniche, la Milano di fine anni Novanta come paesaggio dell’anima in cui quella storia è germogliata.
La lezione di un amore e il richiamo della strada
«Lei, all’ultimo anno di liceo, mi ha dimostrato cosa significa amare», ricorda il musicista, rievocando con una franchezza che non indulge al compianto quell’incontro tra due mondi apparentemente distanti. Lui, un giovane in fuga, assetato di esperienze da vivere sulla strada, e lei, figura di una limpidezza che finì per segnarlo indelebilmente. Una relazione, la loro, che si concluse dopo due anni senza un motivo eclatante, se non quella che Sarcina definisce una «chiamata» interiore a cui non seppe resistere. Da quel distacco, dalla consapevolezza acquisita col senno di poi, nasce oggi il tentativo di dare un senso compiuto a tutto ciò che è venuto dopo, tracciando un filo rosso che dallo smarrimento giovanile arriva a una stabilità conquistata, seppur faticosamente, in età adulta.
Le ferite recenti e la scelta giudiziaria
Il percorso di Sarcina, del resto, non è stato privo di asperità e colpi bassi, alcuni dei quali hanno trovato ampio spazio nella cronaca. Riferendosi alla rottura con l’ex compagna Clizia Incorvaia e al successivo legame di lei con l’attore Riccardo Scamarcio, l’artista non usa mezzi termini, descrivendo la scoperta di quel tradimento con un’immagine cruda di dolore fisico: «Quando l’ho saputo ho fermato la macchina, sono sceso e ho vomitato». Una reazione immediata che ha preceduto scelte più ponderate, come quella di aver sporto denuncia contro l’ex partner, motivata da una precisa convinzione educativa: «Sbaglia, non si mettono i figli sui social», afferma, proteggendo con decisione la riservatezza della loro figlia. Quanto all’amicizia perduta con Scamarcio, Sarcina taglia corto, senza lasciare spazio a ipotesi di riconciliazione: «Non rimpiango quell’amicizia», dichiara, chiudendo un capitolo di cui non sente la mancanza.
Il progetto artistico come atto di riconciliazione
“Immensamente Giulia” si profila, quindi, non come una semplice operazione di nostalgia, ma come un atto di riconciliazione con se stessi attraverso la memoria. Concentrandosi sulla genesi di quest’opera, Sarcina sembra voler isolare quel primo, fondamentale sentimento dal rumore di fondo delle vicende successive, restituendogli uno spazio sacrale e protetto. Il palcoscenico del Teatro Nazionale diventerà, a marzo del 2026, il luogo dove quell’amore e quella perdita verranno trasfigurati in note e parole, in un racconto musicale che ambisce a chiudere un cerchio ideale, partito da una canzone e approdato a uno spettacolo totale. Un percorso che, dalle strade milanesi di ieri al palco di domani, prova a ricomporre i frammenti di una vita in una narrazione coerente, dove la purezza di un ricordo giovanile ha il potere di fare da bussola persino al disorientamento del presente.




