Corruzione al Genio civile, tre ai domiciliari: falsi collaudi e mazzette fino a seimila euro
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Redazione Interno
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Un sistema articolato, fatto di tangenti e falsificazioni, è stato smantellato all'interno degli uffici del Genio Civile di Roma Città metropolitana, un'area operativa che dipende dalla direzione regionale dei lavori pubblici del Lazio. I carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Roma Eur, su mandato della Procura capitolina, hanno eseguito un'ordinanza del gip che ha portato agli arresti domiciliari tre persone, tra le quali due funzionari pubblici. Le accuse, che si intrecciano in un unico filo conduttore corruttivo, spaziano dalla corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio alla falsità materiale e ideologica, dall'accesso abusivo ai sistemi informatici regionali fino all'emissione di fatture per operazioni mai realizzate. Un meccanismo che, secondo gli investigatori, ha visto il denaro scambiarsi per alterare i controlli antisismici e manipolare le autorizzazioni, con somme che potevano raggiungere i seimila euro per ogni intervento illecito.
Il giro delle bustarelle e i "collaudi" mai eseguiti
Al centro delle indagini, che hanno utilizzato intercettazioni telefoniche e ambientali, si è trovata una figura priva di alcun Titolo professionale abilitante, una donna di 71 anni indicata come un'intermediaria tra i funzionari e i privati cittadini. È a lei, secondo quanto ricostruito, che ci si rivolgeva per ottenere certificazioni di collaudi statici, documenti fondamentali per la sicurezza degli edifici, i quali però non venivano materialmente effettuati. Le conversazioni intercettate dipingono un quadro spregiudicato, con la donna che si lamentava apertamente per l'importo di una bustarella, giudicato insufficiente, arrivando a minacciare ritorsioni per le volte successive. "Sta busta è un po’ leggera, m’ha dato solo 500, la prossima volta con il cavolo che glielo faccio a questo prezzo..", è una delle frasi, attribuitele dall'accusa, che hanno contribuito a far pendere l'ago della bilancia verso la custodia cautelare.
I reati contestati: dal falso all'intrusione informatica
Oltre alla corruzione e alla falsità in atti pubblici, l'inchiesta ha portato alla luce il reato di accesso abusivo a sistemi informatici, poiché uno degli indagati, un funzionario, avrebbe utilizzato le proprie credenziali per entrare nei database regionali. Questa azione, che rappresenta una violazione della riservatezza e dell'integrità dei dati pubblici, era finalizzata a consultare o modificare pratiche in corso, alterando di fatto l'iter amministrativo legittimo. A completare il quadro delle accuse, vi è poi il delitto di emissione di fatture per operazioni inesistenti, un illecito che tradisce la natura economica e fraudolenta dell'intera operazione, volta a creare una parvenza di legalità laddove esisteva solo l'intento di eludere la legge.
Le misure cautelari e il quadro normativo violato
La decisione del giudice per le indagini preliminari di applicare la custodia cautelare in carcere, poi trasformata in arresti domiciliari, si basa sulla considerazione della gravità delle condotte poste in essere e sui concreti pericoli di inquinamento probatorio e reiterazione del reato. I pubblici ufficiali coinvolti, i quali avevano il compito specifico di vigilare sulla staticità e sulla sicurezza sismica delle costruzioni, avrebbero invece tradito la loro missione istituzionale, venendo meno ai doveri di imparzialità e correttezza. La normativa sulla prevenzione antisismica, già di per sé complessa e delicata, è stata così bypassata attraverso un giro di denaro e documenti falsi, mettendo potenzialmente a rischio l'incolumità delle persone per il tornaconto di pochi.




