Napoli, mazzette e sesso nelle municipalità per avere i documenti: 119 indagati
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Redazione Interno
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A Napoli, un sistema corruttivo radicato all’interno di due municipalità ha trasformato il rilascio di carte d’identità e certificati anagrafici in una pratica degradante e sistematica. Non si trattava, come spesso si sente dire in certi ambienti, di una “regola” informale o di un semplice “aiutino” tra conoscenti; la procura partenopea ha invece ricostruito – grazie a un’imponente mole di intercettazioni audio e video depositate agli atti – un meccanismo sporco e violentemente discrezionale. Al centro dell’inchiesta, che copre il biennio 2021-2022, ci sono almeno 119 indagati: un numero che da solo restituisce la portata abnorme del fenomeno, capace di coinvolgere non solo dipendenti pubblici e cittadini extracomunitari, ma anche un politico locale, il cui ruolo specifico è al momento al vaglio degli inquirenti.
Prestazioni sessuali e mazzette da 100 a 500 euro
La vicenda più cruda riguarda un impiegato di 66 anni, in servizio negli uffici di piazza Dante della Seconda Municipalità. Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Napoli, l’uomo avrebbe preteso – e in almeno quattro circostanze distinte effettivamente ottenuto – prestazioni sessuali da cittadini extracomunitari in cambio del rilascio di documenti di identità. Per la maggior parte degli altri casi, però, il tornaconto era esclusivamente economico: piccole mazzette il cui importo oscillava tra i 100 e i 500 euro. Soldi che passavano di mano in mano, dentro gli uffici o nei corridoi, per velocizzare una pratica o per ottenere un certificato altrimenti destinato a finire in un cassetto.
Residenti fantasma e indirizzi sovraffollati: la scoperta dei carabinieri
A far scattare le indagini – condotte dagli uomini della polizia municipale e dai carabinieri – non è stata una singola denuncia, ma l’evidenza di un fenomeno anomalo e difficilmente occultabile. In alcuni indirizzi civici della città, risultavano residenti fino a venti persone in spazi ristretti; un numero talmente elevato da rendere impossibile qualsiasi controllo formale senza sollevare sospetti. Anche in altri alloggi, meno affollati ma ugualmente al limite dell’entropia, la situazione appariva grottesca: cinque o sei individui registrati in abitazioni di appena quaranta metri quadrati. Un quadro che ha convinto gli inquirenti a scavare più a fondo, fino a scoprire la rete di favori sessuali e mazzette.
Tracce audio e video agli atti: l’inchiesta monstre
Le prove raccolte, come detto, sono schiaccianti. I magistrati hanno depositato registrazioni audio e video che ritraggono alcuni degli episodi contestati, senza lasciare spazio a interpretazioni alternative. La maggior parte delle transazioni illecite coinvolgeva denaro contante, consegnato a dipendenti pubblici della Seconda e della Terza Municipalità. Ma la crudeltà del caso più estremo – quello delle prestazioni sessuali – ha inevitabilmente attirato l’attenzione pubblica, pur rappresentando una minoranza numerica rispetto al totale degli episodi. L’inchiesta, definita “monstre” dagli stessi investigatori per il numero di indagati e la vastità delle verifiche, ha ormai concluso la fase delle acquisizioni probatorie.




