Mazzette per "funerali sprint" a Napoli, arrestato medico di Scafati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un sistema criminale ben oliato, che sfruttava il dolore delle famiglie in lutto per spillare denaro attraverso certificati di morte falsi e pratiche funebri accelerate. È quanto emerge dalle indagini della magistratura napoletana, che dopo due anni di lavoro ha portato all’arresto di un medico di Scafati e alla scoperta di una rete illegale che coinvolgeva medici legali, imprese funebri, Caf e dipendenti pubblici. L’inchiesta, coordinata dal gip Fabio Provvisier, ha svelato un meccanismo perverso, basato su tangenti e falsificazioni, che operava all’interno del Distretto 24 dell’Asl Napoli 1, situato in via Chiatamone.

Secondo le accuse, i medici legali avrebbero rilasciato certificati di decesso senza neppure verificare la reale scomparsa dei defunti, incassando mazzette di cinquanta euro per ogni documento. Per le cremazioni, invece, il prezzo saliva a settanta euro. Una truffa che colpiva chi, già provato dalla perdita di un familiare, si trovava costretto a pagare per ottenere servizi che avrebbero dovuto essere gratuiti. I soldi, una volta raccolti, venivano poi redistribuiti tra i vari attori della filiera, in un sistema che sembrava non lasciare nulla al caso.

Le intercettazioni hanno portato alla luce un clima di cinismo diffuso, in cui la morte era trattata come una merce. In una conversazione registrata nel maggio di due anni fa, due dirigenti medici, Margherita Tartaglia e Luigi Rinaldi, discutono con freddezza del calo dei decessi, lamentandosi del fatto che «si muore poco» e che, di conseguenza, «si perdono soldi». Una frase che, seppur apparentemente casuale, riflette la logica spietata di un’organizzazione che aveva trasformato il lutto in un business.

L’inchiesta ha inoltre evidenziato il ruolo chiave delle imprese funebri, che agivano in stretta collaborazione con i medici legali per garantire il flusso di pratiche e denaro. Un patto che, secondo gli investigatori, era sostenuto da una rete di referenti esterni, tra cui patronati e Caf, pronti a facilitare il processo in cambio di una fetta del guadagno.

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