Mazzette per i morti al Policlinico di Palermo, la procura chiede 15 arresti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un sistema collaudato, che speculava sul dolore dei familiari trasformando un momento di lutto in una transazione commerciale: è quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Palermo, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, sul rilascio delle salme presso il Policlinico cittadino. L’indagine, partita in modo del tutto casuale da alcune intercettazioni a Milano, ha infatti rivelato un meccanismo corruttivo che coinvolgeva quattro impiegati della struttura ospedaliera e undici titolari di imprese funebri o loro dipendenti, per i quali è stata ora richiesta la misura cautelare in carcere. L’accusa, che comprende reati di associazione a delinquere, corruzione e concussione, dipinge un quadro organizzato in cui la restituzione dei corpi dei defunti era subordinata al pagamento di tangenti.
Il "tariffario" della camera mortuaria
Secondo quanto ricostruito dai magistrati, gli addetti all’obitorio avevano definito un vero e proprio listino prezzi, applicato con metodica precisione. Per vedere, ad esempio, la salma della propria consorte prima che venisse trasferita nei locali della camera mortuaria, ai parenti veniva richiesta una somma di cinquanta euro, una richiesta che – è facile immaginare – suonava come un ricatto in un frangente già di per sé drammatico. Il costo, tuttavia, aumentava sensibilmente quando si trattava di agevolare il lavoro delle pompe funebri, con somme che potevano raggiungere i cento o, in alcuni casi, i duecento euro per sbloccare più rapidamente le pratiche burocratiche necessarie al rilascio del, il quale, altrimenti, rischiava di subire ritardi inspiegabili.
La dinamica di un business illecito
Il meccanismo, come spesso accade in simili circostanze, si reggeva su una reciproca convenienza: da un lato, gli impiegati dell’ospedale garantivano priorità e facilitazioni alle imprese funebri complici, le quali, dall’altro, potevano offrire un servizio più celere e "efficiente" alle famiglie, facendo però gravare su di esse un costo aggiuntivo e del tutto illecito. Si trattava, in sostanza, di una tassa occulta sulla morte, che sfruttava la vulnerabilità emotiva delle persone in lutto e l’opacità di procedure che, nella loro lentezza ordinaria, offrivano il pretesto per richiedere pagamenti "extra". Questo flusso di denaro, seppur costituito da singole somme che potevano apparire modeste, nel suo complesso rappresentava un giro d’affari costante e lucroso.
Le accuse e il percorso giudiziario
La richiesta di arresto per quindici persone, avanzata dalla Procura, segna dunque una tappa cruciale in un’inchiesta che ha saputo ricostruire, attraverso una meticolosa attività investigativa, la continuità di un disegno criminoso. Le ipotesi di reato contestate, in particolare quella di associazione a delinquere, presuppongono infatti l’esistenza di un accordo stabile finalizzato al perseguimento di attività illecite, che in questo caso hanno violato la sacralità di un momento privato e l’integrità di un servizio pubblico. L’operato degli inquirenti ha messo in luce come un atto di semplice umanità – la restituzione di una persona deceduta ai suoi cari – fosse stato distorto in un’occasione di illecito profitto, ledendo la fiducia dei cittadini verso una struttura sanitaria di fondamentale importanza per l’intero territorio.




