Palermo, quindici arresti per il «business del caro estinto» all'obitorio del Policlinico
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Redazione Interno
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La macchina del fango che cerca di lucrare sulla disperazione, quel gesto che dovrebbe essere di pietà trasformato in un calcolo cinico, ha portato le manette a quindici persone. L'operazione della squadra mobile di Palermo, guidata da Antonio Sfameni, ha scoperchiato un meccanismo spietato, radicato nella camera mortuaria del Policlinico cittadino, dove quattro dipendenti dell'istituto avrebbero messo in piedi, insieme a undici imprenditori e addetti del settore funebre, un'associazione a delinquere finalizzata all'estorsione. L’indagine, partita già nel gennaio dello scorso anno da una segnalazione relativa al trasferimento di un cittadino greco, ha dipanato una matassa di richieste illecite di denaro, veri e propri balzelli imposti ai familiari degli scomparsi per ottenere ciò che spettava loro di diritto. Pratiche che, nella loro cruda essenza, rappresentano un doppio sfregio al lutto, una violenza aggiunta al dolore.
Il meccanismo delle tangenti sulle salme
Il sistema, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, funzionava con una logica spietatamente efficiente: per ogni passaggio necessario al rilascio di un, dall'accelerazione burocratica alla semplice restituzione della salma ai parenti, veniva richiesto un corrispettivo in denaro. Persino operazioni tecniche, come la rimozione di un pacemaker prima di una cremazione, erano sottoposte a questa tassazione occulta. Un business che i magistrati non hanno esitato a definire del «caro estinto», costruito sullo sfruttamento della vulnerabilità emotiva di chi, in quel frangente, è sopraffatto dalla perdita. Alcuni di loro, come è emerso dalle intercettazioni, pagavano pur di vedere per un'ultima volta il proprio congiunto, in una torsione grottesca di ciò che dovrebbe essere un diritto umano fondamentale.
L'episodio che ha scosso la coscienza collettiva
Tra i casi portati alla luce dall'inchiesta, uno in particolare ha colpito l’opinione pubblica per la sua tragica attualità, coinvolgendo la salma di Francesco Bacchi, il diciannovenne ucciso davanti a una discoteca all'inizio del 2024. La madre del ragazzo, Daniela Vicari, ha espresso tutta la sua indignazione, sottolineando come si possa speculare sullo strazio di una famiglia già devastata. Questo episodio, più di altri, ha reso tangibile la profonda immoralità del sistema, mostrando come il giro delle mazzette non facesse distinzione tra le storie, colpendo indistintamente chiunque si rivolgesse a quella struttura, trasformando un luogo di raccoglimento in un mercato.
Le richieste della Procura e la reazione delle istituzioni
La Procura di Palermo, dopo mesi di indagini svolte nel massimo riserbo, ha dunque formalizzato le sue accuse, chiedendo l’arresto per tutti quindici gli indagati, ritenuti responsabili del reato di associazione a delinquere finalizzata all'estorsione. L’azione delle forze dell'ordine ha interrotto, almeno per il momento, un circuito perverso che sembrava essersi normalizzato in quel reparto, evidenziando una complicità diffusa tra chi gestiva il servizio pubblico e chi operava nel privato del settore funebre. Un intreccio che lascia intravedere una corruzione sistemica, capace di infettare anche i momenti più sacri e privati dell'esistenza, e che ora dovrà essere affrontata nelle aule di giustizia.




