Cina, il governo vieta le “case delle ceneri” e mette fine alla pratica di conservare i defunti in appartamenti vuoti
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Redazione Esteri
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Con l’entrata in vigore della nuova normativa, avvenuta proprio oggi, martedì 31 marzo 2026, il governo di Pechino ha deciso di porre un argine definitivo a una pratica che, negli ultimi anni, si era diffusa in modo silenzioso ma capillare nel Paese: quella di utilizzare appartamenti residenziali sfitti, trasformandoli in vere e proprie celle funerarie, per custodire le urne cinerarie dei propri cari. Una scelta, questa, dettata dalla necessità di aggirare i costi proibitivi delle sepolture tradizionali, che in un contesto di rapida urbanizzazione e di crisi del settore immobiliare aveva trovato terreno fertile. Le cosiddette “case delle ceneri” – spesso riconoscibili da finestre sigillate o tende sempre chiuse che celano altari improvvisati – diventavano così l’extrema ratio per famiglie che, di fronte al caro estinto, vedevano nell’acquisto di un appartamento (speso a prezzi di mercato in forte ribasso) un investimento più accessibile rispetto alla locazione ventennale di un lotto cimiteriale.
Il fenomeno, che aveva assunto dimensioni tali da attirare l’attenzione anche della stampa internazionale come il Financial Times, affonda le radici in una combinazione di fattori strutturali e contingenti che stanno ridisegnando il volto della società cinese. Da un lato, l’invecchiamento della popolazione procede a uno dei ritmi più rapidi della storia recente, con il numero di decessi che nel 2025 ha toccato quota 11,3 milioni, un dato in netto aumento rispetto al passato e superiore a quello delle nascite. Dall’altro, la disponibilità di spazi nei cimiteri urbani è resa scarsa da una urbanizzazione che ha divorato il territorio, mentre i prezzi dei lotti sono schizzati alle stelle: un’indagine globale del 2020 collocava la Cina al secondo posto al mondo per spese funerarie medie, con un esborso di circa 5.400 dollari a famiglia, equivalenti a quasi la metà del salario medio annuo. A ciò si aggiungeva la peculiarità del diritto di superficie, che per le tombe prevede un contratto di locazione di soli vent’anni, mentre per gli immobili residenziali arriva fino a settanta.
Un divieto che arriva alla vigilia della festa di Qingming
La tempistica scelta dal governo per l’introduzione delle modifiche al regolamento sulla gestione dei funerali non è certamente casuale, cadendo a pochi giorni dalla festa di Qingming, ovvero la giornata dedicata alla pulizia delle tombe e al culto degli antenati che verrà celebrata domenica. Un momento simbolico, questo, in cui il dibattito pubblico si concentra naturalmente sulle modalità di commemorazione dei defunti e sul rispetto dovuto, ma anche sulle difficoltà economiche che molte famiglie incontrano nel garantire una “buona morte” ai propri congiunti. La nuova legge, che vieta esplicitamente l’uso di proprietà residenziali “specificamente per la collocazione delle ceneri” e la sepoltura al di fuori delle aree cimiteriali designate, si accompagna a un più ampio pacchetto di misure restrittive e di incentivi. Tra questi, il governo ha ufficialmente incoraggiato il ricorso a pratiche funerarie alternative note come “sepolture ecologiche”, come la dispersione delle ceneri in mare, procedure che risultano più economiche e a minore impatto ambientale.
Il contesto economico: quando comprare casa costa meno di una tomba
A rendere particolarmente complessa la partita, e a giustificare in parte la diffusione del fenomeno, è stata la concomitanza di due crisi: quella demografica e quella immobiliare. Mentre i prezzi delle sepolture continuavano a salire, alimentati da una domanda crescente e da un’offerta di suolo inelastica, il mercato degli alloggi viveva una fase di profonda contrazione, con i prezzi degli appartamenti in discesa e l’incremento di unità invendute. Come ha osservato un’analisi riportata dal Financial Times, quando uno spazio perde il suo valore come luogo in cui vivere, le persone tendono a trovarne uno nuovo, e per molti quel nuovo valore è diventato proprio lo stoccaggio delle ceneri. Non si trattava solo di una questione economica, ma anche di una reinterpretazione degli spazi domestici in chiave ancestrale, una tendenza che le autorità hanno deciso di bloccare sul nascere per evitare che la carenza di servizi funebri pubblici generasse derive incontrollabili nel tessuto urbano e sociale.
Trasparenza nei prezzi e stretta sui costi del settore
Oltre al divieto delle “case delle ceneri”, le autorità di Pechino – e in particolare l’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato insieme al Ministero degli Affari civili – hanno messo in campo una serie di interventi mirati a smantellare le logiche speculative che gravitano attorno al mondo delle onoranze funebri. È stato avviato un giro di vite sulla trasparenza dei prezzi, imponendo una chiara etichettatura dei costi per tutti gli operatori del settore, dalle pompe funebri ai cimiteri, fino ai venditori di articoli funebri. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre il peso economico dei funerali sulle masse, contrastando le frodi e l’opacità che spesso caratterizzano un momento di vulnerabilità per le famiglie colpite da un lutto. Queste nuove disposizioni, destinate a entrare in vigore in via sperimentale a partire dal prossimo 31 maggio, mirano a coprire l’intera filiera, dal momento del decesso fino alla commemorazione, imponendo contratti standardizzati e la pubblicazione online dei listini per scongiurare gli aumenti ingiustificati e le pratiche commerciali sleali.




