«Caro estinto» in Cina, il governo vieta le tombe nei grattacieli disabitati

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In Cina il costo della vita grava pesantemente anche sul costo della morte, generando un paradosso urbanistico e sociale che ha spinto il governo di Pechino a intervenire con normative restrittive. Di fronte all’impennata dei prezzi per i loculi e le sepolture tradizionali, un numero crescente di famiglie ha trovato una soluzione alternativa tanto insolita quanto funzionale: acquistare appartamenti vuoti nei grattacieli per trasformarli in luoghi di custodia delle ceneri dei propri cari. Quello che una volta era un semplice immobile residenziale, spesso invenduto a causa della profonda crisi del mercato immobiliare che sta attraversando il Paese, è diventato così più conveniente di una tomba al cimitero.

Il fenomeno delle «case delle ceneri» tra crisi demografica e prezzi insostenibili

A riportare per primo la diffusione di questa pratica è stato il Financial Times, descrivendo un fenomeno alimentato da due fattori convergenti. Da un lato, il rapido invecchiamento della popolazione ha portato a un incremento costante dei decessi, che nel 2025 hanno raggiunto quota 11,3 milioni, un dato in netta crescita rispetto a un decennio fa. Dall’altro, il settore immobiliare – un tempo pilastro dell’economia cinese – è sprofondato in una crisi di liquidità che ha lasciato interi grattacieli disabitati, creando un’offerta di spazi vuoti a prezzi talvolta inferiori a quelli di un loculo nei cimiteri cittadini. In questo contesto, destinare un appartamento a una sorta di mausoleo privato è apparso a molte famiglie come una scelta economicamente razionale, seppur ai margini della legalità.

Il governo chiude: le nuove regole del settore funebre

Per arginare questa tendenza, le autorità centrali hanno deciso di correre ai ripari con una stretta normativa senza precedenti. Dal 30 marzo 2026 è entrata in vigore la revisione del regolamento sulla gestione dei funerali, un intervento che segna un cambio di rotta netto rispetto agli anni precedenti. Il provvedimento, che consta di 73 articoli, stabilisce in modo inequivocabile il divieto di utilizzare gli appartamenti residenziali per conservare le urne cinerarie, equiparando di fatto tale pratica a un illecito amministrativo. Non si tratta solo di una misura repressiva, ma di una riforma organica che mira a ridefinire l’intero settore: le nuove disposizioni rafforzano il carattere pubblico e non lucrative dei servizi funebri, imponendo il blocco della creazione di nuove strutture private a scopo di lucro e introducendo una gestione a listino dei prezzi per evitare speculazioni.

L’alternativa tra grattacieli e nuove forme di sepoltura

L’obiettivo dichiarato è quello di rendere la morte economicamente sostenibile per le famiglie, senza che queste debbano ricorrere a escamotages edilizi. Oltre al divieto esplicito, il governo sta incentivando forme di sepoltura alternative che rispondano alla duplice esigenza di risparmio di spazio e di abbattimento dei costi. La nuova legge promuove attivamente l’ecologia funebre, spingendo verso la dispersione delle ceneri in mare, le sepolture verdi sotto alberi e i giardini commemorativi, con l’introduzione di sussidi statali per chi sceglie queste soluzioni. Si cerca così di rispondere a una domanda sociale urgente – quella di un rito dignitoso a prezzi accessibili – senza gravare ulteriormente sul consumo di suolo pubblico o alimentare il mercato nero delle abitazioni vuote, spesso già al centro di complesse operazioni di salvataggio finanziario da parte dello Stato.

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