Milano, il sistema delle tangenti per i grattacieli: "L'80 per cento a noi"
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Redazione Interno
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Se il gioco non ti è favorevole, compra chi lo arbitra. È questa la logica che, secondo l’inchiesta della procura milanese, avrebbe guidato un gruppo di costruttori e funzionari pubblici nel distorcere le regole dell’urbanistica a Milano. La Commissione per il paesaggio, oggi azzerata, sarebbe stata al centro di un "sistema" in cui gli accordi corruttivi servivano a oliare gli ingranaggi di un meccanismo perverso. Lo scrive il gip Mattia Fiorentini nell’ordinanza che ha portato a sei arresti, tra cui quello dell’imprenditore Manfredi Catella, dell’ex assessore Giancarlo Tancredi e dell’ex presidente della Commissione Giuseppe Marinoni.
I messaggi intercettati, come quello inviato da Tancredi a Marinoni il 24 giugno 2024, rivelano dinamiche in cui i conflitti d’interesse erano non solo tollerati, ma gestiti con disinvoltura. «Fai un passaggio con i progettisti del piano San Leonardo, perché tu non puoi partecipare all’esame per il conflitto», si legge in una chat. Una richiesta che, secondo gli investigatori, dimostrerebbe come l’assessore fosse consapevole delle manovre illecite.
Catella, re del mattone e volto noto della finanza immobiliare, è accusato di aver sfruttato la sua influenza per orientare le decisioni della Commissione. La sua società, Coima, gestisce un patrimonio di oltre 10 miliardi e intrattiene rapporti con fondi sovrani internazionali. Ma la magistratura ora gli contesta un ruolo attivo nella spirale degli affari opachi.
Intanto, il sindaco Giuseppe Sala, sotto pressione per le dimissioni invocate da Matteo Salvini, cerca di contenere il danno promettendo un tavolo di confronto con le famiglie bloccate dai cantieri. Nel frattempo, i pm lavorano sui bonifici offshore per 6,5 milioni di euro, inviati da un pregiudicato brianzolo a una società coinvolta nell’inchiesta.




