La parabola di Andrea Bezziccheri: dai grattacieli al carcere, il sistema corrotto che scuote Milano
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Redazione Interno
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Quando i finanzieri hanno aperto quella cassetta di sicurezza, apparentemente intestata alla moglie ma in realtà sotto il suo controllo, hanno scoperto un tesoro nascosto: gioielli, oggetti di valore e 120 mila euro in banconote da 100 e 200, accuratamente divisi in mazzette. "Sono risparmi di famiglia", ha cercato di spiegare Andrea Bezziccheri, ma le indagini della procura di Milano – guidata da Marcello Viola e convalidate dal gip Mattia Fi – hanno dipinto un quadro diverso. Da ieri, il costruttore di 57 anni è detenuto a San Vittore, mentre altri cinque indagati, tra cui l’assessore dimissionario Giancarlo Tancredi e il "re del mattone" Manfredi Catella, sono agli arresti domiciliari.
L’inchiesta, che ha travolto anche gli ex componenti della Commissione per il paesaggio Giuseppe Marinoni e Alessandro Scandurra, oltre al manager Federico Pella, svela un meccanismo di corruzione "consolidato", come lo definiscono gli inquirenti. Un sistema in cui le nomine in Comune, gli appalti e le concessioni edilizie sarebbero state pilotate attraverso una rete di favori e pressioni illecite. Catella, nonostante le misure cautelari, potrebbe ancora influenzare decisioni chiave, secondo gli investigatori. La sua società, Coima, ha reagito con un comunicato rassicurante, parlando di "prove che faranno crescere tutti noi" e ribadendo l’impegno verso gli stakeholders, ma il colpo inferto all’establishment milanese è pesante.
A Palazzo Marino, intanto, regna il silenzio. La seduta del Consiglio comunale, prevista per ieri pomeriggio, è stata oscurata dalla notizia degli arresti. La Lega, che aveva organizzato una conferenza stampa per ribadire il no al progetto dello stadio, si è trovata davanti a un’agenda stravolta. Le deleghe di Catella sono state redistribuite a quattro manager storici dell’azienda, ma la macchina giudiziaria avanza senza sconti.




