Cina, il governo mette fine agli “appartamenti per le ceneri” e alle sepolture informali nelle case vuote
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Redazione Esteri
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Sono passati alla cronaca come “appartamenti per le ceneri” – abitazioni residenziali che, svuotate dei mobili e sigillate nelle finestre per non attirare sguardi indiscreti, venivano trasformate in luoghi di sepoltura alternativi. In Cina, dove il caro estinto ha raggiunto livelli insostenibili per larghe fasce della popolazione, questa soluzione extralegale aveva trovato terreno fertile, complice una congiuntura economica paradossale: da un lato, i costi alle stelle per un loculo nei cimiteri pubblici (dove i diritti di concessione, tra l’altro, durano solo vent’anni, a fronte dei settanta garantiti per un immobile residenziale) e, dall’altro, il crollo verticale dei prezzi delle case, scese addirittura del quaranta per cento tra il 2021 e il 2025 a causa della prolungata crisi del settore immobiliare.
A ciò si aggiunge un dato demografico ineludibile: la Cina sta invecchiando a uno dei ritmi più rapidi della storia moderna, con il numero di decessi che nel 2025 ha toccato quota 11,3 milioni, un picco che supera di gran lunga quello delle nascite e che esercita una pressione crescente su servizi funebri e spazi urbani già saturi. Un’indagine globale condotta nel 2020 dall’assicuratore SunLife ha rilevato che le spese funerarie medie nel Paese erano le seconde più alte al mondo, pari a circa 37.375 renminbi (poco più di 4.700 euro), una cifra che assorbiva quasi la metà del salario medio annuo. In questo scenario, acquistare un piccolo appartamento fatiscente in periferia, magari per una cifra inferiore a quella di una tomba tradizionale nel cimitero di Changping Tianshou di Pechino (dove i prezzi per una sepoltura standard possono arrivare a 300mila renminbi), rappresentava una scelta economicamente razionale seppur formalmente illecita.
Il governo centrale, attraverso una modifica al regolamento sulla gestione dei funerali, ha deciso di porre un freno a questa tendenza con una legge entrata in vigore nei giorni scorsi, che vieta esplicitamente l’uso di abitazioni residenziali “esclusivamente per la conservazione delle ceneri”. La nuova normativa, che arriva mentre il Paese si prepara a celebrare la festa di Qingming (la tradizionale ricorrenza dedicata alla pulizia delle tombe e alla commemorazione degli antenati), non solo criminalizza la trasformazione delle case in cimiteri privati, ma stabilisce con chiarezza che i resti dei defunti debbano essere seppelliti esclusivamente in aree designate, come i cimiteri pubblici o le zone autorizzate per le sepolture ecologiche.
L’amministrazione statale per la regolamentazione del mercato, insieme al ministero degli Affari civili, ha contestualmente annunciato l’introduzione di nuove misure per contrastare le frodi e la mancanza di trasparenza nei prezzi dei servizi funebri, con l’obiettivo dichiarato di alleggerire il peso economico che grava sulle famiglie in un momento così delicato. Si tratta di un intervento a tutto campo che, pur mirando a ripristinare la legalità, cerca di rispondere anche alle crescenti difficoltà economiche di una società in rapida trasformazione, dove il culto degli antenati si scontra con la realtà di un’urbanizzazione forsennata che ha reso lo spazio – anche quello per l’ultimo riposo – un bene sempre più raro e costoso.
Accanto al divieto, che mira a scoraggiare una pratica nata dall’emergenza abitativa e cimiteriale, Pechino sta spingendo con decisione verso soluzioni alternative e più sostenibili, promuovendo quella che viene definita “sepoltura ecologica”. Tra queste, la dispersione delle ceneri in mare sta diventando una delle opzioni principali: alcune municipalità, come quella di Suzhou, hanno persino noleggiato imbarcazioni per cerimonie collettive in mare, offrendo sussidi economici alle famiglie che scelgono di rinunciare alla tomba tradizionale.




