Case vuote, con la riqualificazione energetica il valore di mercato schizza del 45%
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Redazione Economia
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Dieci milioni di appartamenti, fermi in un silenzio che grava sul mercato immobiliare italiano come un macigno, potrebbero presto trasformarsi da un problema strutturale in un’opportunità concreta. A sostenerlo – o meglio, a dimostrarlo con i numeri – è un’analisi condotta da ENEA e MCE Lab, che ha preso in esame i costi, gli interventi tecnici e le prospettive di rendimento legati alla riqualificazione energetica di questi immobili. Il dato che emerge, netto e senza ambiguità, indica un incremento potenziale del valore di mercato che può raggiungere il 45%, una cifra destinata a far girare la testa agli investitori, ma anche a chi possiede un piccolo appartamento ereditato e lasciato inattivo per anni. Non si tratta, va detto, di un effetto meramente speculativo: l’aumento del prezzo di vendita corre parallelamente a benefici tangibili per chiunque decida di abitare o affittare quei luoghi, grazie a bollette più leggere, a un comfort termico superiore e a impianti di climatizzazione che non divorano energia.
L’impatto sui canoni di locazione tra turismo e residenziale
Le ricadute positive, però, non si esauriscono sulla voce “valore di mercato”. L’analisi dell’ENEA in collaborazione con MCE Lab sottolinea come gli stessi interventi – dall’isolamento termico dei muri alla sostituzione dei vecchi generatori di calore – incidano favorevolmente anche sui canoni di locazione. E qui il discorso si fa doppio, perché il vantaggio tocca sia la locazione turistica, sempre più orientata verso soluzioni a basso impatto energetico, sia quella residenziale tradizionale. Un appartamento che consuma meno, lo si potrebbe sintetizzare, diventa automaticamente più appetibile: chi lo affitta sa di poter offrire un prodotto di qualità superiore, mentre chi lo prende in locazione vede nella minore spesa fissa una sorta di “affitto indiretto” ribassato. Circa un terzo del patrimonio immobiliare nazionale, per la precisione tra il 27 e il 30%, è attualmente fermo, e questa fetta silenziosa rappresenta una riserva di valore che aspetta solo di essere liberata.
Numeri e proporzioni di un patrimonio immobiliere dimenticato
Dieci milioni di unità abitative vuote: una cifra impressionante, se rapportata alle dinamiche demografiche e al bisogno di casa che attraversa molte città italiane. Si tratta di alloggi spesso collocati in zone centrali o semicentrali, degradati non tanto nella struttura portante quanto negli impianti e nei consumi. Proprio per questo, la leva della riqualificazione energetica si rivela particolarmente efficace: a fronte di interventi mirati – che l’analisi ha evidentemente valutato come sostenibili in rapporto al ritorno economico – si scatena un meccanismo virtuoso. Il valore dell’immobile schizza verso l’alto, e con esso la sua attrattività sul mercato, contribuendo a ridurre quel paradosso italiano per cui si cercano case in affitto mentre milioni di stanze restano vuote e fredde, o troppo calde d’estate.
Interventi tecnici e opportunità di rendimento secondo ENEA e MCE Lab
Lo studio condotto dai due enti non si è limitato a rilevare i benefici, ma ha messo nero su bianco una serie di azioni necessarie per raggiungere quel +45%. Si parte dall’efficientamento degli involucri edilizi – finestre, pareti, coperture – per arrivare alla sostituzione degli impianti di riscaldamento e raffrescamento con soluzioni a pompa di calore o, dove possibile, geotermiche. Ogni intervento è stato rapportato a un potenziale rendimento, e il risultato complessivo non lascia spazio a interpretazioni pessimistiche. Certo, i costi iniziali per un proprietario possono rappresentare un ostacolo, ma l’analisi dimostra come l’incremento del valore di mercato – quel 45% – sia più che sufficiente a giustificare l’investimento, oltre a produrre quel risparmio in bolletta che rappresenta un ulteriore, concreto vantaggio per chiunque entri in quella casa.




