Europa, la via per la competitività tra rapporti e vertici informali
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Redazione Esteri
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La saggezza popolare, che qualcuno fa risalire a un verso dantesco, ammonisce che chi è causa del proprio male dovrebbe piangere se stesso: una massima che ben si adatta al circolo vizioso, una sorta di pantano di "auto-dazi", in cui l'Unione europea rischia di impantanarsi. La debolezza politica interna di alcuni grandi paesi e le fragilità economiche di altri, infatti, rappresentano un ostacolo endogeno al rilancio, mentre il quadro internazionale esige scelte rapide e coraggiose. È in questo contesto che gli appelli a trasformare l'Europa in una vera "potenza" economica e strategica trovano terreno, seppur accidentato, per cercare di attecchire.
Il motore italiano della riflessione Ue
Il rilancio della competitività, tema cruciale e spinoso, è affidato in larga parte al contributo intellettuale di due ex premier italiani, i cui rapporti hanno tracciato la rotta per Bruxelles. Mario Draghi, con il suo rapporto sulla competitività europea presentato nel settembre 2024, ed Enrico Letta, con quello sul futuro del Mercato unico di pochi mesi dopo, hanno fornito alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen un solido impianto di idee. Da quelle pagine, densissime, sono scaturite molte delle proposte che caratterizzano questo secondo mandato, dalla semplificazione normativa – vero e proprio grimaldello per sbloccare energie – al progetto ambizioso di un'Unione dei risparmi, fino a una visione più articolata sulle cooperazioni rafforzate.
Il nuovo ritmo dei Ventisette
A guidare questo processo di confronto serrato e, forse, di svolta, è ormai una prassi consolidata: quella dei vertici informali dei capi di Stato e di governo, divenuti la norma sotto la presidenza di António Costa al Consiglio europeo. Dopo essersi concentrati su temi caldi come la difesa comune e i rapporti con gli alleati transatlantici – inevitabilmente ridisegnati dalla nuova amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump – i Ventisette si preparano ora a un confronto dedicato esclusivamente alla competitività. Un tema che, come una spina dorsale, tiene insieme questioni industriali, energetiche e digitali, senza le quali ogni discorso sulla sovranità europea risulta vano.
Una sfida tra castelli e realtà
La cornice scelta per il prossimo incontro non è casuale: il castello medievale di Alden Biesen, nelle Fiandre, un tempo sede dei cavalieri teutonici. Quel che si deciderà tra quelle mura antiche, tuttavia, avrà a che fare con la modernità più stringente e con la capacità dell'Europa di non essere solo un regolatore, ma un attore globale. La partita si gioca sulla capacità di tradurre le analisi, per quanto acute, in politiche concrete e condivise, superando le resistenze di chi vede nel protezionismo interno l'unica difesa possibile. Il rischio, altrimenti, è che il pantano degli auto-dazi, cioè degli ostacoli che l'Europa frappone a se stessa, finisca per immobilizzare definitivamente un progetto che dalla competitività dipende, oggi più che mai.




