Palermo, l'obitorio del Policlinico e il "mare di piccioli" delle mazzette per le salme
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Redazione Interno
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Un sistema parallelo, strutturato con metodica precisione all'interno di uno dei nosocomi più importanti della Sicilia, ha trasformato la restituzione dei corpi ai familiari in un mercato spregiudicato, come emerge dai fascicoli dell’inchiesta della Procura di Palermo. I magistrati, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia, hanno chiesto l’arresto per quindici persone, tra operatori della camera mortuaria del Policlinico e imprenditori funebri con i loro dipendenti, accusandoli di aver cementato un patto criminoso basato su corruzione e concussione. L’obiettivo, spietato nella sua essenza, era lucrare sulla disperazione e sull’urgenza dei congiunti, i quali, in un momento di tragico smarrimento, si affidavano alle istituzioni sanitarie per ricevere quanto, in realtà, era un loro sacrosanto diritto.
Le intercettazioni che svelano il meccanismo
A squarciare il velo su questa trama, che pareva procedere indisturbata, sono state le parole stesse dei presunti protagonisti, immortalate dalle intercettazioni telefoniche disposte dagli investigatori. In una di queste conversazioni, un operatore dell’obitorio, ignaro di essere ascoltato, commentava con un collega il flusso di denaro illegale usando un’espressione dialettale rivelatrice: «Mii, un mare di piccioli ci sono qua». Quel riferimento ai "piccioli", il termine siciliano per indicare il denaro contante, fotografa con crudezza la normalità con cui venivano gestiti i pagamenti illeciti. L’episodio specifico, che ha funto da detonatore per l’intera indagine, riguardava la pratica per il rilascio della salma di Francesco Bacchi, il giovane ucciso dopo una lite in discoteca nel 2024, per la quale si sarebbe discusso di aver «oliato» il meccanismo amministrativo in cambio di tangenti.
Il ruolo delle imprese funebri e la richiesta di custodia cautelare
L’inchietta, i cui sviluppi giudiziari sono ora al vaglio del giudice per le indagini preliminari, delinea una collaborazione attiva tra pubblico e privato, dove gli incaricati dell’obitorio trovavano nei titolari delle agenzie di pompe funebri dei complici disposti a pagare pur di garantire un servizio celere e privilegiato. I pm, dopo aver raccolto elementi a supporto delle accuse di associazione a delinquere, corruzione e concussione, hanno formalizzato la richiesta di misura cautelare, notificandola a tutti gli indagati. Spetterà ora al gip, al termine degli interrogatori di garanzia, valutare la sussistenza delle condizioni per emettere provvedimenti restrittivi, mentre il filone investigativo continua a esaminare l’entità e la durata di un giro d’affari che ha sfruttato il momento più doloroso delle famiglie.
L’impatto su un servizio essenziale e la reazione istituzionale
La vicenda, che getta un’ombra lunga sulla gestione di un servizio pubblico tanto delicato, ha immediatamente sollevato interrogativi sui controlli interni e sui possibili meccanismi di prevenzione, evidenziando come la vulnerabilità dei cittadini possa essere trasformata in fonte di illecito. L’operato della Procura, peraltro, si è concentrato non solo sull’accertamento delle responsabilità penali individuali, ma anche sulla necessità di smantellare un modus operandi divenuto consuetudine, segnalando la pericolosità di simili condotte che ledono la fiducia nella pubblica amministrazione e umiliano il lutto privato. L’attenzione resta alta, mentre il percorso giudiziario prende forma, delineando i contorni di un traffico che ha violato ogni principio di etica e umanità.




