Mazzette sui carri armati, l'Ucraina combatte anche la corruzione
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Redazione Esteri
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Mentre i razzi cadevano sulle città e il fronte arretrava sotto la spinta dell'invasione russa, in alcuni uffici della difesa ucraina si consumava un furto al contrario, una sottrazione di risorse vitali finanziata proprio dai soldi destinati a respingere il nemico. "Aprile 2022, e questi individui rubano soldi alla Difesa dell’Ucraina. È semplicemente assurdo": lo sfogo del parlamentare Oleksiy Goncharenko, appartenente al partito dell'oligarca Petro Poroshenko, fotografa la gravità di uno schema di corruzione portato alla luce dalla sua pagina Telegram e smascherato solo pochi giorni fa dalla Nabu, l'ufficio nazionale anticorruzione. Più di due milioni di euro, stando alle accuse, sarebbero stati intascati da funzionari di alto livello, nel mirino per tangenti legate all'acquisto di carri armati, quando la guerra, scoppiata due mesi prima, reclamava con urgenza assoluta ogni risorsa disponibile.
I fondi europei nel mirino dei corrotti
L'episodio, per quanto scandaloso, non è che la punta di un iceberg che desta allarme, ponendo interrogativi stringenti sulla capacità di Kiev di garantire che gli ingenti aiuti finanziari internazionali, dei quali il Paese ha disperato bisogno, finiscano nelle mani giuste. L'Unione Europea, ad esempio, ha stanziato per il settore energetico ucraino, martoriato dai bombardamenti e con Odessa spesso isolata e al buio, sovvenzioni a fondo perduto per due miliardi di euro, più altri 160 milioni destinati alla critica stagione invernale. A questi si aggiunge un prestito da 500 milioni, con garanzie europee, per l'acquisto di gas. Una mole impressionante di denaro, la cui gestione trasparente è una battaglia parallela e non meno cruciale di quella combattuta sul campo.
Le ombre sull'ufficio anticorruzione
In questo contesto, le istituzioni che dovrebbero vigilare appaiono esse stesse sotto pressione, se non sotto tiro. Due agenti della Nabu, Viktor Gusarov e Ruslan Magamedrasulov, accusati di "tradimento" per aver presumibilmente passato segreti di Stato a un collaboratore ritenuto legato alla Russia, sono stati scarcerati e posti agli arresti domiciliari. Il capo del Nabu, Semen Kryvonos, insieme ai due imputati, ha sempre rigettato le accuse, denunciando anzi come la custodia cautelare fosse un tentativo deliberato di "esercitare pressioni sull’ufficio anticorruzione e ostacolarne il lavoro". Una dinamica che, al di là delle responsabilità personali ancora da accertare, rivela le profonde tensioni e le possibili ingerenze politiche che circondano la lotta alla corruzione in tempo di guerra.
Le tracce del denaro portano in Svizzera
Le indagini sui fondi sottratti hanno ormai varcato i confini nazionali, seguendo le piste del denaro. Il direttore Kryvonos, sebbene non abbia risposto alle domande dei giornalisti di una televisione svizzera, ha dichiarato pubblicamente di ritenere che una parte del maltolto sia già stata trasferita all'estero, con un focus particolare sulla Svizzera. L'obiettivo dell'inchiesta, come spiegato dallo stesso capo della Nabu, è dunque quello di ricostruire l'intera filiera del denaro, dimostrando quanto sia stato rubato e come sia stato speso – si parla di ville, appartamenti e conti bancari elvetici – per tentare infine di restituirlo alle casse dello Stato ucraino. Una caccia al tesoro internazionale che si intreccia con le esigenze della giustizia, in un percorso complesso dove le ombre della corruzione si allungano ben oltre i confini del teatro di guerra.




