Annamaria Broda, vigile urbana di 43 anni, stroncata da malore sulla soglia di casa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un dolore improvviso e lancinante al petto, che si è fatto strada inesorabile mentre indossava gli stivaletti di servizio, ha fermato per sempre Annamaria Broda sull'uscio del civico 11 di via XXX Aprile, a Caerano di San Marco, nel pomeriggio di venerdì 23 gennaio. La donna, agente della polizia locale in servizio al comando di Montebelluna, stava per recarsi al turno pomeridiano quando il malore l'ha colta, facendola accasciare a terra senza che potesse opporre alcuna resistenza. Una vicina, la quale era passata poco prima davanti alla sua abitazione durante una breve passeggiata, al ritorno si è trovata di fronte a una scena agghiacciante: il Corpo esanime della vigile disteso sul selciato, privo di vita. Superato l’istante di sbigottimento, la testimone ha immediatamente lanciato un grido di aiuto, richiamando l'attenzione di altri residenti della zona.

I disperati tentativi di rianimazione dei vicini

Accorsi sul posto, i vicini, tra i quali si trovava anche il fratello della donna, hanno tentato con ogni mezzo di rianimarla, praticando manovre di primo soccorso in un affannoso e commovente tentativo di strapparla alla morte mentre, nel contempo, venivano allertati i soccorsi sanitari del Suem 118. Quei gesti, pur compiuti con determinazione e speranza, non sono tuttavia bastati a vincere la crudele fatalità dell’evento. L’arresto cardiaco, che i sanitari hanno ipotizzato essere stato causato da un infarto, ha avuto la meglio in pochi, drammatici minuti, spegnendo una vita ancora nel suo vigore e lasciando attoniti quanti, ignari, si sono improvvisati angeli custodi in una battaglia già persa in partenza.

Il vuoto lasciato da una mamma e un'agente

La scomparsa di Annamaria Broda, la cui salma è stata poi restituita alla famiglia in tempi rapidi, scava un solco profondo non solo nell’ambito lavorativo del comando di polizia locale di Montebelluna, dove era attesa per il servizio, ma anche nella piccola realtà di Caerano, dove viveva ed era conosciuta per il suo impegno come catechista nella vita parrocchiale. A rendere ancor più straziante la perdita è il fatto che la donna lascia due figli di giovane età, ai quali ora il padre, i familiari e l’intero contesto sociale dovranno cercare di fornire, nella misura del possibile, un sostegno e una spiegazione per un evento tanto assurdo quanto improvviso.

Un lutto che unisce due realtà

L’episodio, nella sua tragica essenzialità, getta un velo di lutto su entrambi i centri del Trevigiano, legati dal filo della professione della vittima e dalla sua rete di affetti. La dinamica, ricostruita nelle sue linee essenziali senza lasciare adito a dubbi di sorta, parla di una fatalità sanitaria che ha colto nel momento più impensato, mentre la routine quotidiana si apprestava a compiersi con la partenza per il lavoro. I soccorsi, sebbene tempestivamente chiamati, non hanno potuto far altro che constatare il decesso, confermando la natura fulminea e letale del malore che non ha concesso scampo, ponendo fine a un’esistenza spesa tra i doveri dell’uniforme e quelli, ancor più grandi, della famiglia.

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