Scatta l'acconto Irpef, i commercialisti chiedono la rateizzazione
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Redazione Economia
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Con un comunicato stampa diffuso l'11 novembre, l'Associazione Nazionale Commercialisti ha formalmente sollecitato gli organi di Governo a intervenire, affinché venga riproposta, anche per il 2025, la possibilità di suddividere in più rate il secondo acconto delle imposte. Una misura, questa, che allevierebbe la pressione sui contribuenti in un periodo tradizionalmente gravoso per le casse di molti, i quali si trovano a dover far fronte a un esborso consistente in prossimità delle festività natalizie. La scadenza per il versamento, come di consueto fissata al 30 novembre, beneficia di una mini-proroga automatica, che sposta di fatto il termine ultimo al primo dicembre, dato che la data canonica cade di domenica.
Un appuntamento fisso per diverse categorie
L'obbligo di pagamento riguarda una platea estremamente eterogenea di contribuenti, che include professionisti e imprese in regime di partita IVA, ma anche i dipendenti e i pensionati, i quali spesso ne sottovalutano l'importanza. Per costoro, infatti, l'acconto rappresenta un adeguamento rispetto alle ritenute subite durante l'anno o ai versamenti effettuati per i pensionati, un conguaglio che, se non calcolato con attenzione, può riservare spiacevoli sorprese. Al momento, non è prevista alcuna forma di rateizzazione per dilazionare la somma, una rigidità che l'ANC mira a scongiurare per il futuro, sottolineando come la flessibilità sia un elemento cruciale per la pianificazione finanziaria di famiglie e imprese.
Il calcolo previsionale come strumento di alleggerimento
Per determinare l'importo da versare, i contribuenti possono avvalersi di due distinti metodi di calcolo, ciascuno con le proprie specificità. Il primo, definito "storico", si basa semplicemente sull'imposta dovuta per l'anno precedente, un criterio lineare che però non tiene conto di eventuali cali di reddito. Il secondo, noto come "previsionale", permette di basare l'acconto su una stima del reddito dell'anno in corso, consentendo di pagare un importo inferiore qualora le prospettive economiche siano meno rosee rispetto all'anno passato. Quest'ultima opzione, sebbene più complessa, si rivela spesso uno strumento efficace per ottimizzare gli esborsi, adattandoli alla reale capacità contributiva del momento.
Le complicazioni del metodo storico
Coloro che optano per il criterio storico, ritenendolo più agevole, devono tuttavia prestare attenzione a una particolare disposizione normativa. La legge, infatti, prevede che, in sede di determinazione dell'acconto, l'imposta del 2024 vada ricalcolata escludendo l'applicazione di talune agevolazioni o norme specifiche che erano state utilizzate nella dichiarazione originale. Questo meccanismo, tecnicamente ineccepibile, rischia di generare confusione e di portare a un versamento superiore a quello strettamente necessario, un intoppo burocratico che i commercialisti conoscono bene e che rende ancor più preziosa una consulenza attenta e tempestiva.




