Il tifone Uwan fa ondeggiare paurosamente i ponti nelle Filippine

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il tifone Uwan, la cui furia ha già causato duecento vittime nell'arcipelago filippino, continua a mietere danni e a lasciare un'eredità di distruzione che si propaga, attraverso immagini divenute virali, ben oltre i confini nazionali. Quelle riprese, che mostrano il ponte sospeso di Camaligan – un'icona strutturale della provincia di Camarines Sur – oscillare in maniera violenta e sinistra sotto la spinta di raffiche di vento potentissime, raccontano da sole la forza brutale dell'evento atmosferico. L'infrastruttura, sottoposta a una sollecitazione ai limiti della resistenza fisica, ha rischiato il crollo completo, trasformandosi in un simbolo tragico della vulnerabilità umana di fronte alla potenza della natura.

Un contesto già compromesso

La devastazione portata da Uwan, del resto, non costituisce un episodio isolato ma si inserisce in un quadro meteorologico già profondamente compromesso. Il passaggio del precedente tifone Kalmaegi, infatti, aveva già messo in ginocchio vaste aree del Paese, preparando un terreno fertile per una nuova, più grave emergenza. A questo si è aggiunto il super tifone Fung-Wong, il quale, aggravando una situazione di per sé disastrosa, ha costretto all'esodo forzato circa un milione e quattrocentomila persone, mentre le autorità locali faticano a tracciare un bilancio definitivo e attendibile della conta dei morti.

La minaccia si sposta verso Taiwan

Mentre le Filippine tentano di rialzarsi, la medesima perturbazione, sebbene in fase di progressivo indebolimento, ha rivolto la sua attenzione verso Taiwan. L'undici novembre, Fung-wong ha scaricato piogge torrenziali sulla contea di Hualien, situata sulla costa orientale dell'isola, una zona che soltanto a settembre aveva patito le conseguenze di un altro ciclone, il quale aveva provocato diciotto decessi. L'impatto immediato si è tradotto nell'evacuazione preventiva di oltre tremila residenti e nella cancellazione di decine di voli, con le previsioni che indicavano un probabile approdo sulla terraferma nella zona di Kaohsiung.

Misure preventive e paralisi

Le misure di contenimento del rischio, adottate per mitigare gli effetti della tempesta in avvicinamento, hanno assunto un carattere di massima urgenza. Le autorità di Taipei hanno disposto l'evacuazione di ottomilatrecentoventisei persone dalle aree ritenute più pericolose, come le regioni costiere e quelle montuose particolarmente esposte a frane e inondazioni. Per contenere il pericolo, è stata disposta la chiusura degli uffici pubblici e delle scuole in numerose province del Centro e del Sud, tra le quali Kaohsiung, Taichung e Tainan, una decisione che ha di fatto paralizzato una parte significativa dell'isola. La capitale Taipei, situata nella porzione settentrionale, ha invece mantenuto una relativa normalità operativa, rimanendo parzialmente schermata dalla traiettoria principale della perturbazione.

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