Tiger Woods, l’arresto e il giallo dei farmaci: «Ero al telefono con Trump prima dell’incidente»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Un istante di distrazione, il rumore sordo dell’impatto – poi quella frase, pronunciata con la voce rotta dalla fatica e forse da qualcosa di più, che trasforma un banale incidente in Florida in un caso dai contorni quasi surreali. Tiger Woods, il campione che abbiamo imparato a conoscere tra trionfi e ginocchia distrutte, è stato arrestato il 27 marzo scorso alla guida della sua Land Rover, dopo essere finito fuori strada a Jupiter Island. Le immagini della bodycam, diffuse dallo sceriffo della contea di Martin, lo mostrano visibilmente provato: il cinquantenne – vincitore di 15 titoli Major – barcolla, parla a scatti, tiene in mano il cellulare come fosse l’ultimo appiglio alla realtà. «Stavo parlando con il presidente», mormora agli agenti. Poi aggiunge, quasi a giustificare l’incredibile: «Ho abbassato lo sguardo sul telefono e all’improvviso… boom».

Una telefonata con Trump che non si può verificare

Poco prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, Woods conclude una chiamata con un secco «grazie mille». Il problema, per gli investigatori e per chi cerca di ricostruire l’accaduto, è che nessuno può confermare – né smentire – se dall’altra parte della cornetta ci fosse davvero Donald Trump, oggi nuovamente presidente degli Stati Uniti. Il campione non fornisce prove, non cede il telefono per un controllo immediato, e si limita a ripetere quella versione con una sicurezza che suona quasi come un riflesso condizionato. Gli agenti, dal canto loro, annotano il dettaglio ma non approfondiscono sul posto: la priorità diventa gestire l’uomo, visibilmente alterato, e mettere in sicurezza il veicolo.

Il racconto dell’incidente e lo sguardo abbassato sul display

«Ero al telefono con il presidente, ho abbassato lo sguardo un attimo e poi boom». Così Woods ricostruisce i secondi precedenti allo schianto, un racconto che tiene insieme la distrazione tipica di chi guida con il cellulare in mano e un dettaglio di potere – la chiamata con Trump – che trasforma l’evento in qualcosa di più di un semplice verbale per guida in stato di alterazione. Il campione non ha riportato ferite gravi, ma le immagini lo consegnano al pubblico come un uomo stanco, il martoriato da decenni di infortuni e interventi chirurgici, la vita privata divenuta ormai un campo minato di separazioni, scandali e dolori fisici. L’arresto, va detto, non è il primo per lui: il passato di Woods con i farmaci sotto prescrizione e i problemi di guida è una traccia che riaffiora ciclicamente.

Un che non regge più e una pausa annunciata

Dopo l’episodio, lo stesso Woods ha dichiarato di volersi prendere un periodo di pausa. «Devo curarmi, concentrarmi sulla mia salute», ha fatto sapere attraverso i suoi canali, senza entrare nei dettagli di cosa significhi, per lui, “curarsi”. Nessuna menzione esplicita di alcol o sostanze nel referto iniziale, ma gli agenti hanno parlato di «stato di alterazione» – una formula che lascia spazio a molte ipotesi, dai farmaci antidolorifici a eventuali interazioni impreviste. Il video dell’arresto, ormai virale nei circuiti giudiziari e sportivi, mostra un uomo che prova a spiegare l’inspiegabile: «Ho alzato lo sguardo ed ero già fuori strada». E poi ancora quel nome, Trump, pronunciato come una tessera di un puzzle che forse non serve a nulla, se non a raccontare la solitudine di una leggenda che, al volante della sua auto, cerca un’ancora di salvezza in una telefonata che nessuno può certificare.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.