Il gran colpo di Amplifon: suo il controllo Gn Hearing, la Borsa però non applaude
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Redazione Economia
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Il gruppo italiano guidato da Enrico Vita ha ufficializzato la firma di un accordo definitivo con la danese GN Store Nord per rilevare l’intero business hearing, ovvero Gn Hearing, in un’operazione dal valore di circa 2,3 miliardi di euro su base cash and debt-free. La transazione, che rappresenta una svolta epocale per la società fondata oltre settantacinque anni fa, prevede un corrispettivo misto: una componente in cassa pari a 1,69 miliardi di euro e l’emissione di 56 milioni di nuove azioni Amplifon a favore del venditore. Una mossa, questa, che consentirà a GN Store Nord di diventare il secondo maggiore azionista del gruppo amplifonese, subito dopo Ampliter, la holding della famiglia Holland, con una quota che si attesterà intorno al 16 per cento.
La combinazione tra le due realtà darà vita a un colosso globale della cura dell’udito, capace di generare ricavi aggregati stimati attorno ai 3,3 miliardi di euro e di presidiare oltre cento Paesi con una piattaforma industriale e commerciale senza precedenti. L’integrazione, che dovrebbe perfezionarsi entro la fine del 2026, sottoposta al vaglio delle autorità antitrust e al completamento dello sro di Gn Hearing dal gruppo danese, porterà in dote un patrimonio di circa 2.800 brevetti e un team di ricerca e sviluppo composto da più di settecento professionisti. Per l’amministratore delegato Enrico Vita si tratta dell’acquisizione più trasformativa nella storia dell’azienda, un’operazione che punta a internalizzare volumi significativi di apparecchi acustici e a generare sinergie nette stimate tra i 60 e gli 80 milioni di euro a regime entro il 2029.
Il prezzo dell’operazione e l’umore variabile di Piazza Affari
Nonostante la portata strategica dell’iniziativa, la reazione del mercato azionario è stata tutt’altro che entusiastica, anzi, piuttosto severa. Il titolo Amplifon, dopo l’annuncio diffuso alla vigilia, ha subito una flessione drammatica, arrivando a cedere oltre il 14 per cento in una sola seduta, un tonfo che non si vedeva da tempo e che ha spinto il corso azionario verso i minimi degli ultimi anni. Gli investitori, si dice, hanno giudicato eccessivo il prezzo pagato per l’acquisizione, pari a 2,3 miliardi, e la diluizione derivante dall’aumento di capitale che sarà necessario per finanziare la componente in contanti, sebbene il socio di riferimento Ampliter e Tamburi Investment Partners abbiano già garantito il loro sostegno all’operazione. La seduta successiva ha visto il titolo proseguire la sua discesa, segnando la performance peggiore del Ftse Mib e attestandosi su perdite che hanno sfiorato il 4 per cento, in un contesto di mercato incerto e caratterizzato da vendite concentrate proprio sul comparto bancario e, appunto, su Amplifon.
La nuova architettura societaria e i dettagli del closing
Al perfezionamento dell’accordo, che avverrà presumibilmente negli ultimi mesi dell’anno, la struttura del gruppo vedrà un significativo riassetto proprietario con l’ingresso di GN come azionista di rilievo. Contestualmente, GN e Ampliter sottoscriveranno un patto parasociale che riconoscerà al socio danese il diritto di proporre un proprio rappresentante all’interno del consiglio di amministrazione di Amplifon, insieme ai consueti impegni di lock-up e alle restrizioni al trasferimento delle azioni ricevute come corrispettivo. Sul fronte finanziario, la componente in cassa dell’acquisizione, pari a 1,69 miliardi, sarà inizialmente coperta da un prestito ponte in euro, con l’intenzione di rifinanziarlo successivamente attraverso un mix di debito e equity, incluso un aumento di capitale che potrebbe arrivare fino a un massimo di 0,75 miliardi di euro.
L’impatto sul business e la nuova fisionomia del gruppo
L’unione delle due entità darà vita a un operatore verticalmente integrato, capace di coniugare la leadership nella distribuzione, storicamente appannaggio di Amplifon, con l’innovazione tecnologica e produttiva di Gn Hearing, che vanta marchi noti come ReSound e Beltone. Il nuovo gruppo potrà contare su una forza lavoro complessiva che supera i ventimila dipendenti e su una leva finanziaria pro-forma che, escluse le sinergie, si attesterà attorno a 3,0 volte il rapporto tra posizione finanziaria netta e EBITDA adjusted, un livello considerato gestibile e che si prevede in rapida diminuzione grazie alla forte generazione di cassa attesa nei prossimi esercizi. La presidente Susan Carol Holland ha parlato di un sogno che si realizza, quello di integrare la tecnologia con la profonda conoscenza dei pazienti, un’eredità familiare che guida l’azienda sin dalla sua fondazione a Milano nel lontano 1950.




