Amplifon firma l'accordo per rilevare Gn Hearing: operazione da 2,3 miliardi, il Titolo affonda in Borsa
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Redazione Economia
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Il colosso milanese dell'audioprotesi, Amplifon, ha messo a segno un colpo che ridisegna gli equilibri del settore a livello globale, forte di una strategia di crescita che non conosce soste e che ora punta dritta all’integrazione verticale della filiera. È stato infatti siglato l’accordo definitivo con il gruppo danese Gn Store Nord per rilevare l’intero business hearing, ovvero Gn Hearing, in un’operazione dal valore complessivo di circa 2,3 miliardi di euro, valutazione che viene espressa su base cash and debt-free, al netto quindi della posizione finanziaria. La transazione, complessa nella sua architettura finanziaria, prevede un corrispettivo che combina liquidità e carta: Gn Hearing riceverà 1,69 miliardi di euro in contanti e, cosa che segna l’ingresso dei danesi nel capitale italiano, ben 56 milioni di azioni Amplifon di nuova emissione. Dalla fusione delle due realtà, una che conta una rete di vendita e distribuzione capillare in decine di paesi e l’altra che vanta una consolidata capacità produttiva e tecnologica nel campo dei dispositivi acustici, nascerà un gruppo verticalmente integrato nell’audiologia, con ricavi aggregati che si attestano attorno ai 3,3 miliardi di euro e una presenza commerciale che abbraccia oltre cento paesi nel mondo.
L’annuncio, che sulla carta sancisce la nascita di un player integrato capace di controllare sia la produzione che la distribuzione finale degli apparecchi acustici, non ha però convinto affatto il mercato, che ha reagito con durezza e immediatezza. Il titolo Amplifon, una volta diffuse le notizie sull’accordo e sui termini dello stesso, ha subito una pesantissima correzione in Borsa, arrivando a perdere oltre il quattordici per cento del proprio valore in una sola seduta, un tonfo che ha lasciato di stucco gli analisti e che ha riportato l’attenzione sulla delicatezza di certe operazioni straordinarie. La valutazione complessiva dell’acquisizione, pari a 2,3 miliardi, è stata evidentemente giudicata eccessiva dagli investitori, i quali, scrutando i conti e le prospettive di integrazione, hanno probabilmente ravvisato un esborso troppo oneroso o rischi maggiori del previsto nella fusione tra le due entità. Qualcuno, tra gli operatori, ha scommesso su un rallentamento della capacità del gruppo di generare utili nel breve periodo, proprio a causa dell’impegno finanziario richiesto dall’affare e della conseguente diluizione azionaria determinata dalle nuove azioni che andranno ai danesi.
La strategia del gruppo guidato da Enrico Vita tra crescita esterna e reazione del listino
Alla guida dell’azienda c’è Enrico Vita, amministratore delegato che da tempo spinge per un’espansione internazionale fatta di acquisizioni mirate e rafforzamento delle quote di mercato, una linea che con quest’ultima mossa raggiunge il suo apice in termini di portata e di ambizione. L’operazione Gn Hearing rappresenta infatti un salto dimensionale notevole, trasformando Amplifon da semplice distributore specializzato a gruppo che controlla anche la fase produttiva a monte, un passaggio che potrebbe garantire in futuro margini maggiori e una maggiore indipendenza dai fornitori terzi, ma che al contempo espone l’azienda a nuove complessità gestionali e industriali. Il fatto che il titolo abbia accusato un colpo così secco, nonostante l’entusiasmo dei vertici per l’affare concluso, indica una certa freddezza del mercato verso operazioni che, per quanto strategiche, comportano un immediato esborso di cassa e un aumento del numero di azioni in circolazione, elementi che pesano sugli indici e sui moltiplicatori.
I dettagli finanziari dell’accordo e l’integrazione tra le due realtà
Tornando ai termini dell’intesa, l’accordo prevede che Gn Store Nord, oltre alla componente in denaro, entri nel capitale di Amplifon con una partecipazione rilevante, dettaglio non secondario e che potrebbe portare a futuri assestamenti negli assetti societari, anche se per ora non si parla di ingerenze nella gestione. La cifra di 1,69 miliardi in contanti rappresenta la parte preponderante del pagamento, mentre le azioni, 56 milioni per la precisione, andranno a costituire una quota significativa del capitale del gruppo italiano post-operazione, integrando di fatto i danesi nella compagine azionaria. Il nuovo soggetto economico che nascerà dall’aggregazione potrà contare su una base di ricavi aggregati che supera i tre miliardi di euro, una dimensione che lo proietta tra i leader indiscussi a livello mondiale nel comparto specifico dei sistemi acustici e della loro distribuzione, con tutte le economie di scala e le sinergie che ciò potrebbe comportare in termini di sviluppo commerciale e industriale.
I contraccolpi immediati su Piazza Affari e le prospettive del nuovo gruppo
Piazza Affari, dal canto suo, ha registrato un vero e proprio tracollo del titolo, con una flessione che ha toccato punte del 14,28%, un dato che fotografa in maniera inequivocabile il sentiment negativo degli investitori nelle ore immediatamente successive alla divulgazione della notizia. Si tratta di una reazione violenta, che ha cancellato in pochi minuti una parte consistente del valore di borsa accumulato nei mesi precedenti, segno che molti azionisti hanno preferito vendere i titoli piuttosto che attendere i tempi lunghi dell’integrazione e i benefici, tutti ancora da dimostrare, derivanti dal controllo diretto di un produttore di apparecchi. Resta il fatto che la nuova entità, operando in oltre cento paesi e forte di ricavi aggregati per 3,3 miliardi, si candida a diventare un punto di riferimento assoluto per il settore, unendo la forza commerciale di Amplifon alla tecnologia e al portafoglio prodotti di Gn Hearing, in un mercato, quello dell’audiologia, in costante espansione anche per via dei trend demografici che vedono un progressivo invecchiamento della popolazione.




