CorpoLa mossa strategica, un’operazione da 2,3 miliardi di euro annunciata lunedì 16 marzo per rilevare la divisione Hearing della danese Gn Store Nord, ha ottenuto il plauso dell’agenzia statunitense, che ha mantenuto il giudizio sul debito a lungo termine della società italiana. S

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Redazione Economia Redazione Economia   -   S&P conferma il rating di Amplifon, ma l’acquisizione di Gn Hearing divide gli analisti l’integrazione verticale, di fatto, rappresenta una svolta epocale per Amplifon. L’azienda, storicamente concentrata sulla vendita al dettaglio di apparecchi acustici di diversi produttori, si appresta a diventare un operatore integrato, controllando una fetta importante della filiera produttiva. S&P valuta positivamente questa complementarietà: da un lato le competenze manifatturiere e innovative di Gn Hearing, dall’altro la capillare rete retail di Amplifon, con un maggiore controllo della supply chain che dovrebbe generare efficienze. L’agenzia prevede inoltre, stando a quanto riportato nelle note ufficiali, un positivo processo di deleverage nei prossimi due anni. L’operazione, finanziata con una componente in cassa di 1,69 miliardi coperta da un prestito ponte della durata fino a 24 mesi, prevede anche un aumento di capitale fino a 750 milioni di euro per mantenere una struttura finanziaria conservativa: la leva pro-forma al closing, escluse le sinergie, è attesa a 3,0x.

Se da un lato l’agenzia di rating americana benedice l’affare, dall’altro il fronte degli analisti finanziari si mostra ben più diviso e cauto. La notizia dell’acquisizione, che ha colto di sorpresa il mercato, ha innescato una ridda di ribassi e revisioni delle stime. La reazione più significativa è arrivata da Barclays, che ha ridotto il rating su Amplifon a “equalweight” da “overweight”, tagliando il target price a 10 euro dai precedenti 16 euro. Gli esperti di Barclays, pur riconoscendo l’appeal del modello di business tradizionale basato esclusivamente sul retail, esprimono perplessità di fronte a questa “svolta strategica”. La grande scommessa sul settore wholesale, spiegano, potrebbe presentare un potenziale di crescita se avesse successo nel lungo termine, ma il considerevole rischio di esecuzione, che si va ad aggiungere alle già note difficoltà del settore retail e a una maggiore leva finanziaria, li lascia in disparte. Jefferies ha seguito una linea simile, declassando il titolo a “hold” da “buy” con un prezzo obiettivo dimezzato a 8 euro. La banca d’affari punta il dito contro il potenziale effetto diluitivo e l’ingombrante presenza di Gn nel capitale: l’emissione di 56 milioni di nuove azioni, pari a circa il 16% del capitale, e la natura non strategica di questa partecipazione per la società danese, fanno temere un “overhang” che potrebbe limitare qualsiasi rebound del titolo nel breve periodo, qualora Gn decidesse di collocare sul mercato la propria quota.

I conti dell’operazione e le incognite del mercato

I numeri dell’acquisizione, al netto delle valutazioni strategiche, iniziano a delineare uno scenario complesso. Amplifon pagherà a Gn Store Nord un corrispettivo in contanti di 1,69 miliardi, finanziato con debito fino a un miliardo e l’aumento di capitale da 750 milioni, più le nuove azioni. La società danese, che ha visto il proprio titolo balzare del 21% all’annuncio, diventa il secondo azionista del gruppo ampliato. Il management di Amplifon, guidato da Enrico Vita, prevede di generare sinergie nette a livello di ebitda per 60-80 milioni di euro entro la fine del 2029, con l’85% di questo beneficio proveniente dall’internalizzazione dei volumi produttivi. Un’integrazione, questa, che avrà inevitabili ripercussioni sugli altri fornitori: Barclays e Jefferies segnalano come l’operazione sia negativa per Sonova e Demant, che attualmente coprono rispettivamente il 20% e il 15% circa degli approvvigionamenti di Amplifon.

La fotografia scattata dagli analisti, seppur con accenti diversi, restituisce l’immagine di un’azienda a un bivio. Equita, pur non essendo citata nei documenti principali, ha ridotto il rating a “hold” con target a 11 euro. Alcuni, come Banca Akros, Mediobanca e Intermonte, vedono invece l’operazione come una mossa necessaria nel medio termine. La verità, come spesso accade, risiederà nei dettagli dell’esecuzione. La conferma del rating da parte di S&P, con la sua autorevolezza, offre certamente un argine al sell-off, ma non cancella le domande degli investitori sulla sostenibilità del debito e sulla capacità di integrare con successo una realtà industriale complessa come Gn Hearing. Il titolo, dopo aver toccato i minimi dal 2016, cerca ora un fragile equilibrio, sospeso tra la fiducia di chi vede un campione europeo dell’udito e lo scetticismo di chi teme i rischi di una scommessa così ambiziosa.

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