Filippine, il ponte ferroviario di Albay penzola dopo l'urto del super tifone Fung-wong
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Redazione Esteri
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Il super tifone Fung-wong, che ha investito l'arcipelago con una violenza inaudita, ha lasciato dietro di sé uno scenario di devastazione assoluta, segnando profondamente il territorio e le sue infrastrutture. Tra i simboli più eloquenti di questa ferita aperta vi è il ponte ferroviario di Albay, le cui campate, strappate dalla furia degli elementi, penzolano ora nel vuoto sopra un fiume ingrossato, in un'immagine di sospensione che racchiude tutta la fragilità di una nazione di fronte alla potenza della natura. L'evento atmosferico, classificato appunto come "super" dagli esperti a causa di venti sostenuti che hanno superato abbondantemente i 180 chilometri orari, ha infatti surclassato per intensità il precedente Kalmaegi, il quale, solo pochi giorni prima, aveva già provocato centinaia di vittime.
Un bilancio che continua a peggiorare
Mentre le squadre di soccorso setacciano le zone più colpite, il conteggio dei danni umani e materiali appare in costante, drammatica evoluzione. Si contano almeno diciotto morti, un numero che include purtroppo anche dei bambini, ai quali si aggiungono numerosi dispersi, mentre oltre un milione e quattrocentomila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case in via precauzionale, ingrossando le già numerose file degli sfollati. Le piogge torrenziali, che hanno accompagnato il passaggio del ciclone, hanno causato inondazioni improvvise e frane, isolando interi villaggi e interrompendo la rete elettrica in vaste aree del Nord, prevalentemente nelle province montuose e agricole di Luzon.
La traiettoria della tempesta
Dopo essersi abbattuto con il suo nucleo più distruttivo sulla municipalità costiera di Dinalungan, Fung-wong ha progressivamente perso forza muovendosi sopra le acque del Mar Cinese Meridionale. Tuttavia, la sua minaccia non si è esaurita, poiché il sistema, sebbene indebolito, si sta ora dirigendo verso Taiwan, dove è atteso per un nuovo impatto. Le autorità locali, memori dei danni subiti dalle Filippine, si stanno già preparando per affrontare l'arrivo della tempesta, la cui estensione, stimata in circa milleduecento chilometri di diametro, lascia presagire conseguenze su una scala territoriale molto ampia.
Cronaca di una devastazione annunciata
I filmati diffusi dai residenti attraverso i social network ritraggono una realtà apocalittica, fatta di centri urbani completamente sommersi dall'acqua fangosa, di abitazioni ridotte a cumuli di legname e lamiere, e di strade rese impraticabili dai detriti trascinati dalla corrente. Quei video, divenuti virali in poche ore, mostrano senza filtri la forza con cui il tifone ha spazzato via tutto ciò che ha incontrato sul suo cammino, sollevando i tetti delle case "come se fossero fuscelli", in un'esibizione di potenza che ha lasciato senza parole persino gli osservatori più esperti. La sequenza di eventi estremi in così poco tempo sta mettendo a dura prova non solo la resilienza della popolazione, ma anche la capacità di risposta del sistema di protezione civile nazionale.




