Fontana, la guerra in Ucraina e le distanze dalla linea di Salvini
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Redazione Esteri
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Durante lo scambio di auguri con la stampa parlamentare, il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha espresso una posizione netta sul conflitto in Ucraina, che sembra tracciare un solco rispetto alle narrative più filorusse un tempo circolate nel suo partito. "La Russia ha fallito completamente questa guerra, che per Mosca è stato un boomerang straordinario", ha dichiarato, utilizzando un linguaggio asciutto e dai toni perentori che, in alcuni passaggi, appare più allineato alle valutazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che alle recenti uscite del segretario della Lega Matteo Salvini. Fontana, figura di primo piano nel Carroccio, ha dunque scelto un palcoscenico istituzionale per marcare una differenza sostanziale, concentrandosi sull'esito del conflitto senza ambiguità di sorta.
Dal passato elogiativo alla condanna attuale
La presa di posizione odierna di Fontana risuona come un capitolo conclusivo di un personale e tortuoso percorso di revisione. Basti pensare che, nel 2014, da europarlamentare, non esitò a definire Vladimir Putin "il nostro leader" in occasione di un congresso identitario a Vienna, esaltandolo quale baluardo di una restaurazione conservatrice contro quello che percepiva come un dominium americano. Quel fervore, che allora spiegò a un giornalista sottolineando come il presidente russo rispettasse identità e differenze, oggi è completamente ribaltato in una fredda analisi di fallimento strategico. Una metamorfosi che, al di là delle personali evoluzioni, riflette anche un malessere più ampio all'interno della Lega riguardo alla gestione dei dossier di politica estera.
Il profilo del "secchione" e la complessità degli scenari internazionali
Quella di Fontana è una figura atipica nello scacchiere politico leghista, spesso liquidato con il soprannome di "secchione" dallo stesso Salvini quando, da responsabile esteri del partito, veniva interpellato su questioni internazionali. Un appellativo che, in realtà, celava e cela una preparazione accademica solida e una capacità di analisi che ora emerge in tutta la sua nitidezza. Il presidente della Camera, infatti, non si è limitato a una condanna dell'operato russo, ma ha allargato lo sguardo al futuro dell'alleanza atlantica e al processo di integrazione europea. Ha espresso scetticismo sulla concreta fattibilità di un esercito comune dell'Unione Europea, argomentando che interessi nazionali divergenti e il peso storico di conflitti passati rendono l'obiettivo "troppo complicato, se non impossibile".
Uno sguardo freddo su equilibri e prospettive
Nella sua disamina, Fontana ha anche manifestato un cauto ottimismo riguardo alle prospettive di pace, suggerendo che sia Mosca che Kiev stiano gradualmente realizzando l'insostenibilità di uno sforzo bellico così prolungato rispetto ai magri risultati sul campo. Ha inoltre fugato ogni ipotesi di un disimpegno americano dal Vecchio Continente, affermando con convinzione di non credere a un ritiro degli Stati Uniti dall'Europa. Sono osservazioni che, nel loro complesso, delineano una visione realistica e multipolare, lontana dalle semplificazioni della propaganda e ancorata a una valutazione pragmatica degli interessi in gioco e degli errori commessi, tra i quali quello russo viene indicato come il più eclatante e controproducente.




