Fdi propone di rinominare il piano di riarmo Ue: "Si chiami Defend Europe, non Rearm"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ribadisce con toni decisi l’urgenza di una difesa comune europea, Fratelli d’Italia avanza una proposta che punta a modificare il nome del piano da 800 miliardi di euro presentato dalla stessa von der Leyen per rafforzare la base industriale della difesa Ue. Al posto di “Rearm Europe”, il partito guidato da Giorgia Meloni suggerisce “Defend Europe”, un cambio che non è solo semantico ma carico di implicazioni politiche e strategiche.

Nicola Procaccini, esponente di Fdi e membro del gruppo Ecr al Parlamento europeo, ha spiegato la posizione del partito durante la plenaria di Strasburgo. “Pace e libertà vanno difese non solo con le armi, ma anche attraverso infrastrutture e tecnologie”, ha dichiarato, sottolineando come il termine “Rearm” rischi di ridurre la portata del piano a una mera questione militare. La proposta di Fdi, quindi, mira a enfatizzare una visione più ampia, che includa non solo il potenziamento degli armamenti ma anche la costruzione di un sistema di difesa integrato, capace di rispondere alle sfide geopolitiche attuali.

Von der Leyen, dal canto suo, ha tenuto un discorso netto e senza mezzi termini: “Il tempo delle illusioni è finito”, ha affermato, aggiungendo che l’Unione Europea deve aumentare in modo significativo la spesa per gli armamenti. “Abbiamo bisogno di un aumento molto rapido delle capacità di difesa europee. E ne abbiamo bisogno ora”, ha insistito, delineando un contesto in cui la pace non può più essere considerata un dato acquisito. “Stiamo affrontando una crisi di sicurezza europea”, ha proseguito, “ma è proprio nelle crisi che l’Europa ha sempre trovato la forza per costruire il proprio futuro”.

La proposta di Fdi arriva in un momento delicato, in cui le tensioni internazionali e le conseguenze del conflitto in Ucraina hanno reso evidente la necessità di un riassetto della politica di difesa europea. Nonostante le critiche mosse da alcuni osservatori, che vedono nel cambio di nome un tentativo di smorzare il carattere militare del piano, Procaccini ha ribadito che l’obiettivo è garantire una risposta più articolata alle minacce, che non si limiti al solo aspetto bellico.

Intanto, sullo sfondo, emergono dati che alimentano il dibattito. La Francia, ad esempio, ha aumentato dell’81% gli acquisti di gas liquido dalla Russia, un fatto che ha portato alcuni, tra cui l’ex presidente statunitense Donald Trump, a criticare l’Europa per aver finanziato più Mosca che Kiev. Una situazione che, secondo Fdi, rende ancora più urgente un piano di difesa europeo che vada oltre il semplice riarmo, abbracciando una strategia complessiva di sicurezza e stabilità.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.