Supermercati chiusi la domenica, la Uiltucs Liguria si schiera con la proposta di Coop

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La proposta di discutere una chiusura domenicale generalizzata dei supermercati, lanciata dal presidente di Ancc Coop e accolta con favore da alcune sigle della grande distribuzione, continua a sollevare un dibattito che tocca nervi scoperti dell'economia e del tessuto sociale. A schierarsi apertamente a sostegno dell'idea, nata per contenere costi operativi in ascesa in un periodo di consumi domestici stagnanti, è ora la Uiltucs regionale della Liguria, che vede nella misura una possibile via per una migliore organizzazione del lavoro. Ernesto Dalle Rive, nel presentare il rapporto Coop sulle previsioni per il 2026, aveva sottolineato come molte cooperative guardino ormai con interesse a questa opzione, auspicando l'apertura di un confronto con le principali associazioni di categoria del settore.

Un calcolo economico dalla portata significativa

La spinta verso una riflessione non nasce, come evidenziato anche da esponenti di Confcommercio, da una posizione ideologica ma da una valutazione concreta dei numeri, i quali dipingono un quadro di difficoltà per la distribuzione organizzata. I margini, infatti, si sono assottigliati sotto la pressione di rincari energetici e logistici, mentre le famiglie, strette dall'inflazione, hanno ridotto o comunque non aumentato la spesa. Secondo le proiezioni dell'Ufficio Studi Coop, che ha quantificato in circa 2,5 miliardi di euro l'anno il potenziale risparmio per il settore, limitare l'apertura a sei giorni rappresenterebbe una misura di razionalizzazione importante. Una parte di questi fondi, come si argomenta, potrebbe essere reinvestita nelle transizioni digitali e tecnologiche che il mercato richiede, oltre che nella valorizzazione del personale.

Il nodo del reclutamento e delle condizioni di lavoro

Proprio la questione delle risorse umane costituisce l'altro cardine della proposta. La grande distribuzione, che fatica non poco ad attrarre giovani, si trova a dover offrire turni che includono sistematicamente il weekend, in un contesto dove la domenica lavorativa è spesso percepita come un elemento di forte criticità per la conciliazione dei tempi di vita. Chiudere quel giorno, secondo alcuni, renderebbe il lavoro nel retail più appetibile e sostenibile, aiutando le aziende a trovare e trattenere i professionisti qualificati necessari per competere. Si tratta, in altre parole, di cercare un nuovo equilibrio tra esigenze di servizio, diritti dei dipendenti e sostenibilità economica delle imprese, in un mercato profondamente mutato.

Un dibattito che riaccende tensioni nel settore

L'iniziativa, come prevedibile, non raccoglie consensi unanimi e rischia di spaccare il mondo della distribuzione moderna. Da un lato ci sono i sostenitori, che invocano una visione d'insieme e di lungo periodo, considerando la misura un passo necessario per adattare un modello di business logoro. Dall'altro, permangono resistenze legate alla paura di perdere quote di mercato a vantaggio degli esercizi più piccoli o di alterare abitudini di acquisto dei cittadini ormai consolidate. Il confronto, che dovrebbe svolgersi attorno a tavoli tecnici, dovrà pertanto misurarsi con queste divergenze, cercando una mediazione che, al momento, appare tutt'altro che scontata e immediata.

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